Carceri: Paliano, giornata di festa con l’inaugurazione del nuovo campo di calcio

“Nessuno di voi è estraneo alle parole e alle vicende riportate su questo libro. Non è un testo scritto solo dall’autore, ma da tutti voi”. Lo ha detto questa mattina mons. Dario Edoardo Viganò, assessore del Dicastero per la Comunicazione, presentando “Ora sono un uomo nuovo. La mia storia di camorrista pentito”. Il volume, edito dall’Ancora, è un’autobiografia di Bruno Buttone, attualmente detenuto nel carcere di Paliano (Frosinone), che ha voluto così raccontare la sua metamorfosi da capo clan a marito, padre di famiglia e, soprattutto, collaboratore di giustizia. “La camorra fa schifo e mi ha rovinato la vita. Anzi, ci ha rovinato la vita”, ha sottolineato Buttone nel raccontare la genesi del suo sforzo editoriale. Alla manifestazione hanno partecipato anche i volontari della Comunità di S. Egidio, che a Paliano si occupano di pastorale carceraria e propongono agli ospiti corsi di arte iconografica, alcuni rappresentanti dell’associazione Francescani nel Mondo, i Missionari Oblati di Maria Immacolata e le suore Canossiane. In rappresentanza dell’Ancora, padre Giovanni Castellaz. “Quando ho letto la bozza del testo di Buttone mi sono detto: questa è una manna dal cielo – ha raccontato -. Il nostro fondatore, Lodovico Pavoni, ci ha insegnato proprio questo, stare accanto ai giovani, soprattutto a quelli che soffrono. Per questo abbiamo fatto nostro questo testo”. La giornata ha visto protagonista anche la sezione femminile che ha inaugurato un mercatino interno di prodotti artigianali da loro realizzati. Il ricavato andrà in beneficenza. Infine, l’inaugurazione del nuovo campo di calcio donato dall’imprenditore Walter Iacaccia. Taglio del nastro di mons. Viganò e calcio d’inizio delle attività da parte della direttrice, Nadia Cersosimo: “Partecipare alla vostra vita, vuol dire volervi bene. Quel bene che porta al cambiamento. Giornate come quella di oggi – ha continuato – ci rivelano che il carcere può essere un luogo educativo dove poter esprimere continuamente una personalità attiva sia verso l’universale – lo Stato – che verso il particolare – le persone e i gruppi sociali -. Un territorio di frontiera che oggi più che nel passato esige un surplus di progettualità per poter operare in favore della comunità. Non solo quella carcerari”.

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