Giornata rifugiati: medici con l’Africa Cuamm in Uganda accanto a chi accoglie la gente in fuga dal Sud Sudan

Il 20 giugno si celebra la Giornata mondiale del rifugiato. Nello stesso giorno, ad Addis Abeba, si attende l’incontro tra i capi delle due fazioni in lotta in Sud Sudan. E proprio sulla crisi in corso in Sud Sudan e sullo sforzo di accoglienza, silenzioso e imponente, che l’Uganda sta mettendo in atto per oltre un milione di rifugiati in fuga dal più giovane Stato del mondo, che Medici con l’Africa Cuamm richiama l’attenzione. “Questa crisi non è destinata a risolversi in tempi brevi – spiega don Dante Carraro, direttore di Medici con l’Africa Cuamm – ma ci insegna che l’accoglienza di chi ha bisogno è possibile, lavorando già in Africa. In Uganda, per esempio, negli ultimi anni oltre un milione di sud sudanesi sono stati accolti in West Nile, a nord ovest del Paese. Lì vive una popolazione di 1.700.000 persone, che pacificamente hanno accolto e continuano ad accogliere chi più ha bisogno. È una lezione di umanità, che dobbiamo fare nostra e sostenere. Sempre più spesso sentiamo la gente dire di aiutarli a casa loro. Bene, allora facciamolo davvero, altrimenti sono solo slogan. Sono fortemente convinto che è possibile e si può fare. Dobbiamo mobilitarci tutti, per un intervento consistente a favore di chi ha bisogno”. Medici con l’Africa Cuamm sono presenti in Uganda, in West Nile, fin dall’agosto dello scorso anno. Ad oggi sono 19 o campi rifugiati raggiunti dal Cuamm, che sta supportando 257 strutture sanitarie e punta a riabilitarne altre 24. “I vaccini sono la priorità – afferma Peter Lochoro, rappresentante di Medici con l’Africa Cuamm in Uganda – perché molti sud sudanesi non sono vaccinati e si sono dovute fronteggiare già diverse epidemie di morbillo. Ma con la stagione delle piogge in corso aumentano anche le zanzare e quindi la malaria: basterebbe poco per ridurne l’impatto. Servono zanzariere. Nel frattempo però anche nella Repubblica Democratica del Congo la situazione sta diventando complicata e stanno arrivando sempre più rifugiati anche da lì, sempre qui in West Nile. Già adesso le risorse sono poche e non sappiamo se questa zona avrà le forze per essere accogliente all’infinito”.

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