Diritti infanzia: Albano (garante), “garantirli ai ragazzi fuori dalla famiglia di origine” e “aiutare i figli di genitori separati”

“Sono 21mila e 35 i bambini e i ragazzi che vivono fuori famiglia di origine, nelle strutture di accoglienza in tutto il territorio nazionale”. È uno dei dati fornito questa mattina da Filomena Albano, garante nazionale per l’infanzia e l’adolescenza, in occasione della presentazione della Relazione 2017 al Parlamento. “Per loro, grazie alla collaborazione con il Miur, l’Autorità garante ha elaborato le prime linee guida per garantire la continuità negli studi a chi non ha avuto la fortuna di vivere una continuità nella vita familiare. Sono uno strumento operativo per agevolare l’iscrizione in corso d’anno, la scelta delle classi e i trasferimenti di alunni e alunne in affido familiare o in comunità”, ha spiegato la Garante. Riguardo i figli di genitori separati, Albano ha evidenziato come l’Autorità sostiene i ‘gruppi di parola’, un mezzo “per aiutare i bambini e i ragazzi che stanno vivendo la difficile fase di transizione rappresentata dalla separazione dei genitori a condividere il vissuto” perché così “possono parlare, condividere pensieri ed emozioni”. Sono “gruppi strutturati, realizzati con il supporto e la collaborazione dell’Università Cattolica e l’Istituto Toniolo. Stanno funzionando e chiediamo diventino una misura strutturale da inserire nel Piano nazionale infanzia e nel Piano nazionale famiglia”. Rispetto all’applicazione della legge sulla continuità degli affetti nell’affido familiare, Albano ha rilevato che “occorre evitare gli strappi e i collocamenti in famiglie diverse, occorre mettere al centro il bambino e il ragazzo e dare continuità al suo mondo di affetti perché la vita affettiva è unica, a maggior ragione per i bambini”. La Garante ha poi parlato degli adolescenti con problemi di salute mentale: “Si tratta di ragazzi spesso invisibili – ha spiegato, poco intercettati e per questo particolarmente vulnerabili”. “Mancano – ha denunciato – i posti letto nei reparti di neuropsichiatria infantile; è emersa l’assenza di diagnosi tempestive e prese in carico precoci, così come il bisogno di continuità tra terapie residenziali e territoriali, tra minore e maggiore età”.

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