Dicastero laici, famiglia e vita: gli atleti non sono “merce”, no ad “abusi” sui bambini e a sport che “causano danni al corpo umano”

“Quando lo sport è praticato per vincere a tutti i costi, lo stesso sport è seriamente minacciato”. È quanto si legge nel nuovo documento del Dicastero per i laici, la famiglia e la vita dedicato a questo tema, nella parte dedicata al rapporto tra lo sport e la corporeità. “Non è accettabile che gli atleti siano considerati come merce”, il monito del testo, in cui si fa notare che “il desiderio di migliorare sempre più le prestazioni e a qualsiasi costo influenza i comportamenti e porta a serie conseguenze. Il criterio per cui qualsiasi scelta non è più vagliata secondo il metro della dignità della persona, ma piuttosto dalla misura dell’efficienza, può portare con sé rischi per la salute, propria e dei compagni”. Il documento denuncia inoltre con forza tutte le “situazioni di abusi di bambini, siano essi fisici, sessuali o emotivi, da parte di allenatori, preparatori o altri adulti”, definiti “un affronto alle giovani creature, fatte a immagine e somiglianza di Dio, e però un affronto direttamente a Dio”. “Le istituzioni che finanziano programmi di sport per i giovani, inclusi quelli ad alto livello” per la Santa Sede “dovrebbero sviluppare linee programmatiche con l’aiuto di esperti che garantiscano la sicurezza dei bambini”. Sotto accusa anche il processo di “automatizzazione degli atleti, da parte di genitori, allenatori e società sportive “interessati ad assicurarsi il successo e a soddisfare le speranze di medaglie, record, borse di studio scolastiche, contratti di sponsorizzazione e ricchezza”. “Aberrazioni di questo tipo si possono trovare nelle competizioni di alto livello degli sport giovanili”, l’analisi del contesto attuale, in cui “sta diventando sempre più normale per un ragazzo essere lasciato nelle mani di genitori, allenatori e dirigenti interessati unicamente alla specializzazione unidirezionale di un singolo talento”. Ma il fisico di un ragazzo “non è in grado di sopportare un intero anno di allenamenti in uno sport”, e “questa specializzazione precoce troppo spesso porta a infortuni di sovraccarico di lavoro”. Il caso citato è quello delle ginnaste d’élite, il cui “prototipo del corpo ideale è cambiato nel corso degli anni, proponendo come modello quello di un esile fisico prepuberale”. Ciò ha portato “in alcuni contesti ad allenare ragazze molto giovani per tutti i giorni della settimana e per un numero eccessivo di ore”: “Le ragazze in queste condizioni – il grido d’allarme – hanno sovente sviluppato l’angoscia di dover rimanere così magre tanto da sviluppare disturbi dell’alimentazione in percentuali molto più alte rispetto alla media della popolazione femminile in generale”. “Gli sport che causano inevitabilmente dei danni al corpo umano non possono essere avallati”, la denuncia del documento, che richiama anche al “ruolo dei genitori dei giovani atleti in tutti gli sport”. In alcuni sport, informa il dicastero vaticano, “la pratica produce effetti dannosi sul corpo compreso il cervello, ed è fondamentale che in questi casi tutti i soggetti sociali prendano posizione al riguardo e riportino la dignità della persona e il suo benessere al primo posto”.

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