Università: Mancini (presidente Fuci), “non sempre è facile testimoniare ciò in cui si crede”. “Le basi sono disponibilità di ascolto, aiuto e confronto”

“All’interno delle aule, a lezione, nei corridoi dei nostri Atenei non sempre è facile testimoniare ciò in cui si crede, non sempre è facile capire quale sia il modo migliore per trasmettere ciò che siamo”. “Penso che la disponibilità di ascolto, di aiuto e di confronto possano essere le basi da cui partire per essere veri testimoni del nostro credo”. Lo afferma Gianmarco Mancini, presidente nazionale della Fuci, in un’intervista pubblicata sul sito web de “L’Avvenire di Calabria”, settimanale dell’arcidiocesi di Reggio Calabria-Bova. A margine del 67° Congresso nazionale della Fuci, svoltosi nei giorni scorsi nel capoluogo calabro, spiega il significato dei tre aggettivi – confusi, connessi e innovativi – presenti nel tema dell’assise. “Confusi perché le possibilità spesso sono tantissime e non sempre è facile trovare una bussola per orientarsi, sia in entrata all’Università sia in uscita”. “Connessi – prosegue – è l’aggettivo che più viene usato per descrivere la nostra generazione: si dice che lo smartphone ormai sia considerato come una parte del corpo”. Infine “innovativi perché, nonostante le difficoltà nel trovare un posto nel mondo, la nostra generazione non si arrende mai e cerca di creare sempre qualcosa di nuovo per migliore se stessi e ripensare la società nella quale viviamo”. Mancini racconta la sua esperienza in Fuci, grazie alla quale è cresciuta “l’attenzione per lo studio non finalizzato esclusivamente all’esame, ma alla realizzazione di un bagaglio per la vita”. E parla anche di vocazione, “che è ciò che ci permette di sentirci realizzati nella nostra vita”. “Ritengo – aggiunge – che sia un tema estremamente fondamentale per un giovane studente che si trova a fare i primi passi per la costruzione del proprio futuro, sia in senso lavorativo sia nel senso di costruzione della propria vita relazionale ed esperienziale”. Per Mancini, “chi ci sta a fianco spesso ha solo bisogno di creare relazioni”. “Per permettere che il luogo che viviamo ogni giorno diventi veramente casa – sottolinea – c’è la necessità di creare un clima di accoglienza”.

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