Giornalismo di pace: Galtung (intellettuale), “fantastico il sostegno del Papa”, il suo Messaggio dà “una grande spinta”

“Riconosco nel Papa una delle maggiori figure positive del nostro tempo e ovviamente sono profondamente colpito dalla sua presa di posizione nei riguardi di un concetto come il ‘giornalismo di pace’: trovo questo un suo fantastico sostegno! Sono un grande ammiratore di Papa Francesco e per me questo Messaggio è una grande spinta e un grande sostegno”. Lo afferma, in un’intervista a “Vatican News” parlando del Messaggio del Papa per la Giornata mondiale delle comunicazioni sociali, Johan Galtung, norvegese di nascita ma cittadino del mondo, che nel 1960 ha “inventato” la formula giornalismo di pace. Galtung è considerato uno degli intellettuali più significativi del nostro tempo e riconosciuto come il fondatore dei moderni studi sulla pace. Nel 1998 ha fondato Transcend, un’organizzazione a livello mondiale finalizzata a formare la pratica della trasformazione nonviolenta dei conflitti.
L’intellettuale racconta come sia nata l’idea del giornalismo di pace: “È venuta semplicemente studiando le notizie, e questo proprio nel 1960, quando si parlava di Cuba e del Congo. Io studiavo, analizzavo i quotidiani norvegesi per capire come trattavano queste notizie. E, detto in breve, potremmo dire che arrivai, all’epoca, a quattro conclusioni: le notizie dovevano essere negative, dovevano avere qualcosa a che fare con la guerra e con la violenza, dovevano essere rivolte all’esterno, non strutturate, doveva esserci qualcuno a cui dare la colpa – aspetto molto importante – e, infine, doveva riguardare altri Paesi, Paesi importanti e in particolare personaggi importanti nei Paesi importanti. Ecco, prendiamo un evento qualsiasi e vediamo se corrisponde a uno o a tutti questi quattro criteri: a questo punto, è facile che diventi notizia”.
Per Galtung, c’è una distinzione tra la pace “positiva” e la pace “negativa” e così anche “il giornalismo di pace si divide in due: il giornalismo di pace ‘negativo’, che cerca di trovare soluzioni a conflitti al fine di ridurre la violenza; e il giornalismo di pace ‘positivo’, che vuole esplorare la possibilità di una maggiore cooperazione positiva. In altre parole, il primo si concentra sull’aspetto negativo e il secondo su quello positivo”.

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