Povertà: in Piemonte per i giovani rischio più alto, 67mila in situazioni particolarmente critiche. Aumentano le famiglie con grave deprivazione materiale

A Torino e in Piemonte sono i giovani a trovarsi oggi nelle situazioni più difficili dal punto di vista economico e rispetto alle soglie di povertà. Lo ha rilevato la ricerca “Povertà e disagio. Tra i giovani senza lavoro: un’analisi della situazione torinese e piemontese” realizzata dalla diocesi di Torino e presentata oggi dall’arcivescovo Cesare Nosiglia. “Negli anni antecedenti la crisi – ha spiegato Mauro Zangola che per la diocesi ha curato l’indagine –, la categoria più svantaggiata era quella degli anziani. Da circa un lustro si sta assistendo ad un completo ribaltamento della situazione: sono i giovani e i giovanissimi a vivere la situazione più critica”. Zangola ha quindi effettuato un confronto a livello nazionale e locale. “In Italia, oggi un giovane su dieci vive in uno stato di povertà assoluta. Nel 2007 era solo 1 su 50. In soli dieci anni l’incidenza della povertà assoluta tra i 18-34enni è passata dall’1,9 al 10,4%; è diminuita, al contrario, tra gli over 65 (dal 4,8 al 3,9%). Prendendo a riferimento le stesse percentuali di incidenza si ricava che i giovani piemontesi che vivono in situazioni particolarmente critiche sono 67.000; i torinesi 35.000”.
Ma non basta, perché a questi “conteggi” – ha proseguito Zangola – occorre aggiungere situazioni estreme “vissute dalle persone senza fissa dimora. Nel 2014 (ma c’è da ritenere che negli ultimi anni siano aumentati) in Piemonte le persone senza fissa dimora erano 2.250, a Torino 1.729. Il 75% aveva meno di 54 anni; il 58% era straniero”. Guardando poi alle famiglie, “nel 2015 i piemontesi che vivevano in famiglie con grave deprivazione materiale erano 293mila. Nell’arco di un decennio sono più che raddoppiate e i minori (con meno di 17 anni) sono cresciuti di 7 volte”.
La ricerca della diocesi ha poi puntato l’attenzione anche sulle forme di povertà generate dal mercato del lavoro e dai contratti di lavoro atipici. Rifacendosi ad una analoga indagine europea, la ricerca promossa dalla diocesi subalpina ha rilevato che il diffondersi dei contratti di lavoro atipici ha comportato la crescita esponenziale del rischio di povertà relativa.

© Riproduzione Riservata

Quotidiano

Quotidiano - Italiano

Chiesa

Informativa sulla Privacy