Diocesi: mons. Zedda (Iglesias), “no alla produzione di armi nel nostro territorio”

“Non si può omologare la produzione di beni necessari per la vita con quella che sicuramente produce morte. Tale è il caso delle armi che – è purtroppo certo – vengono prodotte nel nostro territorio e usate per una guerra che ha causato e continua a generare migliaia di morti”. Lo scrive il vescovo di Iglesias, mons. Giovanni Paolo Zedda, nel messaggio, a firma anche del consiglio presbiterale, per uno “sviluppo integrale umano, sociale e cristiano del nostro territorio”. “Qualunque idea di conservazione o di allargamento di produzione di armi è da rifiutare – è sottolineato nel testo -. Ma contemporaneamente si dovrà studiare con serietà e impegno la possibilità di un lavoro dignitoso agli operai che sono attualmente impegnati in tale attività”. Parole scritte “per coerenza, anzitutto con la nostra fede” e con “la nostra legge fondante, la Costituzione (articolo 11: “l’Italia ripudia la guerra”) e le leggi italiane”. Poi, anche altre normative citate: il trattato sul commercio delle armi, adottato dall’Assemblea generale dell’Onu, e le risoluzioni europee. “Si tratta di un problema complesso e collegato a responsabilità che ci superano, ma non ci è lecito ignorarlo”. La comunità diocesana desidera “incoraggiare chi si sta impegnando a trovare le modalità più adeguate per superare questa realtà problematica che ci riguarda da vicino”. Il messaggio ribadisce che “c’è una sola strada da percorrere, ed è compito peculiare della politica e delle istituzioni sociali: quella di cercare uno sviluppo diverso per tutte le attività del nostro territorio e della nostra regione; uno sviluppo rispettoso della dignità delle persone, di tutte le persone; uno sviluppo che sia riguardoso dell’ambiente; uno sviluppo che valorizzi le nostre risorse locali, la nostra storia, la nostra terra”.

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