Parlamento europeo: insultò le donne e i migranti, eurodeputato polacco “riabilitato” dalla Corte Ue

(Strasburgo) Insultare e irridere le donne? Si può. Usare espressioni razziste e antiumane? Si può. Tutto ciò a garanzia dell’esercizio della libertà di espressione politica e purché “in assenza d’infrazioni all’ordine o di turbativa dell’attività del Parlamento”. Con queste motivazioni la Corte di giustizia Ue annulla le decisioni dell’ufficio di presidenza del Parlamento europeo che irrogano sanzioni nei confronti dell’eurodeputato polacco Janusz Korwin-Mikke. È lo stesso tribunale con sede a Lussemburgo a considerare “che, malgrado il carattere particolarmente scioccante delle dichiarazioni rilasciate dal sig. Korwin-Mikke, le disposizioni pertinenti del regolamento interno del Parlamento non consentivano di sanzionare un eurodeputato per le dichiarazioni rilasciate nell’ambito delle sue funzioni parlamentari”. Sembra chiudersi dunque a favore del deputato, che più volte ha inneggiato alla pena di morte e ha pubblicamente dichiarato che Hitler non sapeva dell’Olocausto, una vicenda iniziata due anni or sono. Janusz Korwin-Mikke in occasione della sessione plenaria del Parlamento del 7 giugno 2016 e in quella del 1° marzo 2017 era intervenuto rilasciando “dichiarazioni particolarmente scioccanti nei confronti dei migranti e delle donne”, scrive oggi la Corte. Per il deputato gli immigrati sarebbe “spazzatura umana che non ha voglia di lavorare” e a suo avviso è giusto che le donne abbiano stipendi inferiori perché “più deboli, più piccole e meno intelligenti”.
La presidenza dell’Euroassemblea aveva in seguito comminato una serie di sanzioni al deputato: la perdita del suo diritto all’indennità di soggiorno e la sospensione temporanea della sua partecipazione a tutte le attività del Parlamento per periodi rispettivi di cinque e di dieci giorni consecutivi. Inoltre, nell’ambito della decisione del 14 marzo 2017, il presidente del Parlamento ha vietato al deputato di rappresentare il Parlamento per un periodo di un anno. Ora la sentenza a favore di Korwin-Mikke. “Il Tribunale sottolinea che la libertà di espressione occupa un ruolo cruciale nelle società democratiche e costituisce, in tal senso, un diritto fondamentale. Tuttavia, il diritto alla libertà di espressione non costituisce una prerogativa assoluta e il suo esercizio può, a determinate condizioni, essere soggetto a limitazioni. Tali limitazioni devono essere valutate restrittivamente e le ingerenze nella libertà di espressione sono consentite solo se esse soddisfano una triplice condizione. Devono essere previste dalla legge, riguardare un obiettivo d’interesse generale e non essere eccessive”. Il Tribunale “ritiene che alla libertà di espressione dei parlamentari debba essere garantita una tutela rafforzata tenuto conto dell’importanza fondamentale che il Parlamento riveste in una società democratica. Tuttavia, l’esercizio di tale libertà all’interno del Parlamento deve talvolta cedere dinanzi agli interessi legittimi quali la tutela del buon ordine delle attività parlamentari e la tutela dei diritti degli altri parlamentari”.

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