Lavoro: don Bignami (Cei), “non è uno strumento per fare profitto, ma un fine”

Bisogna agire “a livello culturale per ribaltare la prospettiva, in modo che il lavoro sia non uno strumento, ma un fine, un modello di realizzazione della persona, un modo di stare al mondo, una visone dell’umanità”. Ad accendere i riflettori su questa urgenza è don Bruno Bignami, vicedirettore dell’Ufficio nazionale per i problemi sociali e il lavoro della Cei, per il quale “è opportuno rilanciare una forte rivalorizzazione del lavoro”. “Negli anni – spiega – siamo arrivati a considerare il lavoro come uno strumento per guadagnare e questo è un problema: se il fine è il profitto, chi guarda ad esso cerca di ridurre sempre più i costi e chi lavora cerca di guadagnare senza lavorare”.
In un’intervista pubblicata sul sito “Liberi di partire, liberi di restare”, don Bignami ricorda che “la dignità infatti va tutelata riconoscendo che il lavoro è qualcosa di fondamentale, un modello di vita sociale, un modo per riconoscere il valore di una persona”. Occorre dunque “riportare al centro il lavoro, inteso come modalità di impegnare se stessi nella costruzione del mondo”. Un esempio virtuoso, osserva il vicedirettore dell’Ufficio Cei, è quello del Progetto Policoro, “un’esperienza che conferma che il riferimento evangelico alla valorizzazione delle persone può essere la strada che aiuta un cambiamento nel rapporto tra società e lavoro”.

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