Colombia: elezioni presidenziali. Cadahia (Università Javeriana) al Sir, “pace è diventata uno slogan. Processo a rischio in caso di vittoria di Duque”

“La pace oggi divide i colombiani perché è diventata uno slogan. Io parlerei del processo di pace come di un meccanismo per abbandonare la lotta armata e iniziare ad affrontare i conflitti sociali attraverso meccanismi democratici”. Lo afferma, intervistata dal Sir, la professoressa Luciana Cadahia, docente di Filosofia alla Pontificia Università Javeriana di Bogotá e alla Flacso (Facoltà latinoamericana di scienze sociali), esperta di populismo e teorie politiche, in merito al primo turno delle elezioni presidenziali in Colombia e al ballottaggio tra la destra di Iván Duque, delfino dell’ex presidente Uribe, e la sinistra di Gustavo Petro. Prosegue Cadahia: “Questo è il processo di pace e il grande successo di Santos, aver permesso di porre il dibattito e la disputa su un altro terreno. Oserei dire che senza un Governo come quello di Santos, la figura di Petro non avrebbe avuto tanto successo. Per questo credo che Santos dovrebbe assumere ciò che egli stesso ha seminato”.
L’uribismo, invece, “sa che tutto il suo potere dipende dalla continuità dei conflitti sociali portati avanti attraverso la violenza. Non è un caso che Paesi come il Messico, l’Argentina e ora anche l’Ecuador cerchino di imitare questa forma di gestione del conflitto: cioè toglierlo dalle istituzioni, confinarlo nell’ambito dei conflitti armati e gestire il caos attraverso un sistema neoliberale. Quindi, se vincerà Duque, salvo sorprese come quella del primo mandato di Santos, tutto indica che il processo di pace sarà messo in pericolo. Soprattutto se guardiamo ai passi indietro che si stanno facendo in America Latina”.
Nella sua analisi, la filosofa della Javeriana riflette anche sul populismo attribuito ai due vincitori del primo turno: “Vorrei ribadire, prima di entrare nel vivo, alcune differenze sull’uso della parola populismo, che varie volte mi è capitato di spiegare. A mio avviso il populismo è una modalità di articolare la politica e si caratterizza per tre aspetti: primo, il ruolo dell’emozionalità nella costruzione di un progetto politico; secondo, un antagonismo delle classi popolari verso le élite; terzo, un vincolo tra il popolo e le istituzioni per ottenere un ampliamento di alcuni diritti alla maggioranza della popolazione. A sua volta, il populismo vive tre momenti: elementi populisti a livello verbale durante la campagna elettorale; un momento di rottura populista durante la quale varie forze e progetti politici si richiamano al populismo stesso, intendendolo come un ritorno alla politico rispetto al neo-liberalismo; un governo populista caratterizzata da una forma istituzionale popolare (non liberale) che amplia i diritti e le opportunità per la maggioranza della popolazione. Quest’ultimo differenzia i populismi di sinistra rispetto a quelli di destra. Concretamente, venendo alla Colombia e al caso Uribe: si verificano i primi due casi ma non il terzo, perciò non considero Uribe un populista in senso stretto, così come accade a mio parere per Trump o la Le Pen. Aggiungo che quando arrivano al potere quello che fanno è attivare una forma molto sofisticata di autoritarismo Credo che in questo processo Uribe è stato all’avanguardia e Trump è un continuatore. Spesso, in America Latina si è soliti fare degli esperimenti di laboratorio per la destra che poi vengono applicati in paesi più centrali”.

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