Papa Francesco: Giovanni XXIII, “un uomo, un santo, a cui non piacevano le parole ‘crociate’ e ‘proselitismo’”

“Voglio condividere la gioia dei bergamaschi, ma anche dei pellegrini che vanno nel paese natale di Papa Giovanni, ormai diventato un santuario a cielo aperto”: così Papa Francesco, in una intervista uscita oggi su “L’Eco di Bergamo” spiega il significato del ritorno “naturalmente provvisorio”, delle spoglie di Papa Giovanni XXIII nella sua terra di nascita, a Sotto il Monte (Bg). “Penso che possa essere davvero un dono e un’occasione per un nuovo cammino di fede”, dice il Papa: “Questa gioia la voglio condividere specialmente con gli anziani, i poveri, gli ammalati che non sono mai potuti venire a Roma a pregare sulla sua tomba che si trova nella basilica di San Pietro”. Il suo augurio è che i fedeli non guardino solo “il suo corpo dietro l’urna” ma si sentano “guardati da lui, sentendosi interrogati da lui che ci invita a guardare ciò che conta davvero” ossia “quel Crocifisso che aveva messo davanti al suo letto, con cui lui parlava e che ascoltava”. “Anch’io guardo il Crocifisso, sopra il letto – confida -, come facevo quando ero a Buenos Aires: là avevo quello dei miei nonni”. Guardare il Crocifisso è ciò che accomuna i due Papi: “Lì lo sento vicino – afferma Papa Francesco -. Un uomo, un santo, che non conosceva la parola nemico, al quale non piacevano parole come ‘crociate’ o ‘proselitismo’, che invece cercava sempre ciò che unisce, che aveva fiducia in Dio e nell’uomo sua immagine, consapevole che la Chiesa è chiamata a servire l’uomo in quanto tale, e non solo i cattolici: a difendere anzitutto e dovunque i diritti della persona umana e non solamente quelli della Chiesa cattolica, consapevole che il Papa deve costruire ponti”.

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