Colombia: vescovi su elezioni presidenziali, no a “compravendita dei voti”

Un forte invito a votare, in un Paese dove l’astensionismo è storicamente superiore al 50%, e a farlo con “coscienza, libertà e responsabilità”, nella convinzione che non si andrà a eleggere “un supereroe”. Questo, in vista delle eleaizoni presidenziali del 27 maggio, l’invito della Conferenza episcopale colombiana (Cec) in un messaggio firmato dal presidente, mons. Oscar Urbina Ortega, arcivescovo di Villavicencio, dal vicepresidente, mons. Ricardo Tobón Restrepo, arcivescovo di Medellín, e dal segretario generale, mons. Elkin Álvarez Botero, vescovo ausiliare di Medellín. Lo stesso messaggio viene letto in un video dal segretario generale.

“Ci rivolgiamo a tutti i fedeli – così inizia il testo – per ricordare che è nostro dovere come cristiani e come cittadini votare in coscienza, liberamente e con responsabilità”. Perché votare? Rispondono i vescovi colombiani: “Perché è un diritto e un dovere morale” che ha ripercussioni forti nella vita del Paese, “il voto rappresenta l’impegno di ciascuno nella costruzione dei diversi ambiti della vita nazionale”. Non votare equivale “a negare un servizio allo sviluppo integrale della nostra patria”.
Come votare, si chiedono ancora i vescovi colombiani, dando poi una serie di criteri, come quello di “abbandonare l’apatia, la sfiducia, il pessimismo”, “prepararsi al voto con la preghiera”, rifiutare non solo l’astensionismo ma anche “la compravendita dei voti” e qualunque forma di pressione, “confrontare i programmi dei candidati riguardo alle sfide più urgenti del Paese”, “non lasciarsi manipolare dalla propaganda ingannevole”. Ancora, la raccomandazione è di votare in coerenza con il Vangelo e “in un clima di rispetto, dialogo e spirito civico”.
La Chiesa colombiana non dà indicazioni di voto per i vari candidati, ma invita a scegliere chi privilegia il bene comune, chi mostra indipendenza rispetto a colonizzazioni ideologiche provenienti dall’estero, chi guarda allo sviluppo integrale, alla giustizia sociale e “mostra strade percorribili per sradicare le radici della violenza”, chi promuove la dignità della persona e protegge la famiglia. Concludono i vescovi: “Ricordiamo che non eleggeremo un supereroe, che può fare tutto, ma qualcuno che sia idoneo per guidare gli sforzi del popolo colombiano intorno a un progetto comune di Paese. La Chiesa valorizza e stima il servizio di coloro che si sono presentati come candidati per guidare il Paese”.

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