Morte mons. Castoro: il testamento spirituale, “Papa Benedetto XVI grande e umile, Francesco maestro di evangelico ardore”

“La Provvidenza, attraverso le sue vie misteriose, mi ha portato ad essere vicino al Papa san Giovanni Paolo II, che ho servito con lealtà ed umiltà nella Congregazione per i vescovi; mi ha condotto ad essere unito in modo particolare al Collegio Cardinalizio, nel mio ufficio di Archivista e di Sostituto della Segreteria, conoscendo da vicino anche colui che del Papa santo sarebbe stato il successore sul soglio di Pietro, il grande ed umile Papa Benedetto XVI”. Lo ha scritto mons. Michele Castoro, arcivescovo di Manfredonia-Vieste-San Giovanni Rotondo, scomparso lo scorso 5 maggio nel suo testamento spirituale, pubblicato dal settimanale diocesano “Voci e Volti” e datato 2 aprile 2018. “Mai avrei pensato che quel bambino di Altamura che voleva diventare prete avrebbe poi gioito di tanta straordinaria ecclesialità – si legge ancora -. Voglio esprimere con sincerità a tutti che sempre mi sono sentito piccolo mentre percepivo di servire il cuore della Chiesa, e che l’ho amata più di me stesso”. Mons. Castoro si considerava inoltre “illuminato e ispirato dal magistero di Papa Francesco, maestro per me di evangelico ardore”. “Tornato nella mia terra dopo aver vissuto tanti anni nella Città Eterna, il Signore mi ha fatto gustare quanto il volto della Chiesa sia bello sempre, e quando si rivela nei tratti di quello dei suoi grandi Pastori, e quando esso riluce in quello dei suoi figli più piccoli”. “La stessa luce che brillava negli occhi dei Sommi Pontefici l’ho ritrovata nello sguardo dei bambini nelle parrocchie che ho visitato, degli ammalati che a san Giovanni Rotondo hanno trovato cura e speranza, dei tanti fratelli e sorelle che il ministero episcopale mi fa incontrare, ascoltare, accompagnare”.

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