Morte mons. Castoro: il testamento spirituale, “non porto rancore, chiedo a tutti il dono della misericordia fraterna”

“L’insorgere della malattia e l’avvicinarsi dell’anzianità mi mettono davanti all’orizzonte della vita eterna, quella vita beata ed incessante che oso sperare dalla misericordia di Dio, e che ho desiderato lungo tutto il cammino dei miei giorni. In tutto l’amore che ho ricevuto l’ho già assaporata”. Lo ha scritto mons. Michele Castoro, arcivescovo di Manfredonia-Vieste-San Giovanni Rotondo, scomparso lo scorso 5 maggio nel suo testamento spirituale, pubblicato dal settimanale diocesano “Voci e Volti” e datato 2 aprile 2018. “Tutto ciò che ho fatto nel mio ministero, tutto ciò che ho detto e realizzato, tutto il servizio che con la mia povera vita sono riuscito a portare avanti, non è stato che il modo per ringraziare Dio di quanto mi ha donato attraverso la Chiesa”, si legge. Il presule, sapendo di vivere gli ultimi giorni della sua vita, a causa della malattia che lo aveva colpito, scriveva: “Da parte mia non voglio lasciare questa vita terrena portando rancore a nessuno, e davvero posso dire di non provarne per alcuno. So bene che la fragilità e la povertà della nostra condizione creaturale ci porta nei rapporti tra di noi a non essere sempre capaci di amore e di rispetto, so di essere rimasto anche io condizionato da questa limitatezza, e perciò chiedo a tutti il dono della misericordia fraterna, che volentieri da parte mia a tutti offro. Anche questa misericordia offerta e ricevuta tra fratelli esprime la bellezza della Chiesa, ne è forse la parte migliore”.

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