Salute: Trabucchi (psichiatra), “in anziani considerare anche componenti psico-sociali”. Di Maolo (Ist. Serafico), “garantire sempre diritto a cura”

“La vecchiaia è anche una malattia che riassume, ma non somma algebricamente, le più varie patologie. Malattia e disabilità coesistono. La geriatria non può fare a meno della gerontologia, ma non ne è sinonimo”. Lo afferma questa mattina Marco Trabucchi, presidente Associazione italiana di psicogeriatria, nel suo intervento ad una delle sessioni che precedono il XX convegno nazionale “Uno sguardo che cambia la realtà. La pastorale della salute tra visione e concretezza”. Il convegno, promosso dell’Ufficio nazionale per la pastorale della salute della Cei, si apre nel pomeriggio (Roma 14 – 16 maggio). In questo quadro, avverte Trabucchi, “le componenti sociali e psicologiche dell’essere anziano fanno parte non solo di uno stato esistenziale ma anche dei quadri clinici da curare. Una clinica dell’anziano è possibile se non si rinuncia ad iniettare scienza nell’assistenza”. A chiedere modelli assistenziali “coerenti con il dettato costituzionale: modelli che garantiscano il concreto diritto alla cura pur senza rivendicare l’utopia della salute e che mettano in risalto il dovere di assistenza fra quelli inderogabili di solidarietà” è invece , presidente Istituto Serafico di Assisi. “Vi sono condizioni neurologiche, spesso connatali e croniche – spiega -, che comportano la presenza ab initio di menomazioni multiple: motorie, cognitive e sensoriali. La loro interazione genera condizioni individuali di alta complessità clinica e di grave non autosufficienza, a forte rischio di isolamento e segregazione”. Anche se quasi mai è possibile far guarire, conclude, “curare è sempre possibile”.

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