Salute: Tesio (Ist. Auxologico), “declino della clinica è errore”. Francescutti (Ass Pordenone), “diagnosi corrette per assistenza efficace”

No al “declino della clinica”. A pronunciarlo è Luigi Tesio, ordinario di medicina fisica e riabilitativa (Università degli studi di Milano) e direttore Dipartimento di scienze neuro-riabilitative, Istituto auxologico italiano, intervenendo questa mattina ad una delle sessioni che precedono il XX convegno nazionale “Uno sguardo che cambia la realtà. La pastorale della salute tra visione e concretezza” che prende il via questo pomeriggio a Roma per iniziativa dell’Ufficio nazionale per la pastorale della salute della Cei (fino al 16 maggio). Tra i partner dell’iniziativa anche l’Istituto auxologico. Parlando di medicina riabilitativa, Tesio osserva: “Il modello scientifico dominante fa della medicina la biologia applicata all’uomo. La relazione di cura è respinta verso un ruolo umanitario ma secondario, spesso accettato arrendevolmente”. Curare il non guaribile appare pertanto “zavorra assistenziale che frena il progresso umano”. Tuttavia, assicura, “questa visione non soltanto è disumana, è anche scientificamente errata. Uno modo riabilitativo e nel contempo scientifico di fare medicina è possibile”. Per Carlo Francescutti, dirigente Servizio integrazione sociosanitaria e responsabile Servizio integrazione lavorativa Azienda socio-sanitaria di Pordenone, “senza classificazione né misura è possibile soltanto assistenzialismo. La cura della malattia richiede diagnosi biologiche mutualmente esclusive” e la disabilità richiede diagnosi “funzionali” di bisogno della persona. Qui, avverte, “il consenso non è unanime perché molto più condizionato da giudizi di valore, come dimostra una panoramica sui sistemi internazionali, nazionali e regionali”. In ogni caso, “soltanto a diagnosi corrette e misure appropriate può seguire un’assistenza efficace e sostenibile. Epidemiologia ed economia sanitaria internazionali ed italiane sono ancora caratterizzate dal contrasto fra visione medica e visione sociale della disabilità”.

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