Salute: mons. Bressan (Milano), “il grido del sofferente interpella la pastorale e fa vedere quali spazi di conversione possiamo aprire”

“Nel sofferente c’è un grido che va ascoltato, un disagio esistenziale che interpella la nostra pastorale”. Questo “perché il soggetto che viene preso in cura spesso viene dimenticato nella sua dimensione di persona”. Lo ha detto Luca Bressan, vicario episcopale per la cultura, la carità, la missione e l’azione sociale della diocesi di Milano, nel suo intervento al XX convegno nazionale “Uno sguardo che cambia la realtà. La pastorale della salute tra visione e concretezza” in corso fino al 16 maggio per iniziativa dell’Ufficio nazionale per la pastorale della salute della Cei. “Nell’odierno eccesso di medicalizzazione – spiega Bressan – il malato non si sente più preso in carico” con la conseguenza che a volte una diagnosi corretta e una terapia giusta possono anche non funzionare. “C’è bisogno di una pastorale della salute che sia attenta a questo disagio spirituale”. Ulteriore spunto di riflessione: “Che vuol dire immaginare una pastorale della salute in ambito ecumenico e in un mondo che non è solo costituito dall’ospedale?”. Una pastorale di relazioni in una “società plurale che sta cambiando molto in fretta e chiede nuovi modelli di presenza cristiana”. E ancora: il cappellano “deve imparare un po’ del linguaggio tecnico dei medici, deve acquisire un po’ di competenza per riuscire a parlare con i medici”. Perché ci interessa mettere a tema il disagio spirituale? “Lavorare su questo fa bene anche a noi perché fa vedere quali sono gli spazi di conversione antropologica che possiamo aprire per far sentire alle persone la presenza, il volto di Dio che dà forza e speranza”. Una comunità di cura che “aiuti ad aprire gli occhi, a sentire che Dio ci è a fianco ma spesso lo sguardo artificiale che la realtà ha acceso ci impedisce di vederlo”.

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