Comunicazioni sociali: mons. Ricchiuti (Altamura), “coltivare passione per la verità e capacità critica”

Mette in guardia da un “duplice rischio”, quello della “superficialità” e della “menzogna”, mons. Giovanni Ricchiuti, arcivescovo di Altamura-Gravina-Acquaviva delle Fonti, nel suo messaggio per la 52ª Giornata mondiale delle comunicazioni sociali e Giornata diocesana del quotidiano Avvenire, celebrata ieri. Il riferimento è all’“evento della comunicazione”, “bello a motivo della rapidità e immediatezza di relazione offerteci dai social media”. “Siamo diventati un po’ tutti desiderosi di dire la nostra opinione, di esprimere il nostro pensiero, di scrivere messaggi, improvvisandoci a volte professionisti della comunicazione, tentati anche noi di inventarci notizie false”, sostiene l’arcivescovo. “C’è bisogno, invece, di coltivare la passione per la verità, che per noi credenti è sguardo rivolto a Gesù” e di “coltivare una capacità critica nei confronti di ciò che leggiamo o ascoltiamo o guardiamo, a motivo di notizie scritte o diffuse per verità di parte”. Riferendosi alla pagina diocesana di Avvenire, mons. Ricchiuti l’ha considerata un mezzo che “racconta alcuni momenti della vita della comunità ecclesiale, nella quale viviamo e operiamo”, “non per fare ostentazione di iniziative, ma per comunicare e far conoscere il cammino quotidiano di donne e di uomini credenti, che intendono vivere la fede come servizio alla verità e alla libertà”. “Se crediamo davvero, come disse il Signore, che ‘la verità vi farà liberi’ – ha affermato l’arcivescovo –, non ci resta che mettere in atto scelte e comportamenti di verità e di libertà per una comunicazione e una relazione, soprattutto nelle nostre comunità ecclesiali, guidate dal desiderio di ‘fare la verità nella carità’”. Secondo il presule, “è quanto mai urgente per la Chiesa, in questo ‘cambiamento d’epoca’, continuare a sperimentare nuove vie di comunicazione del Vangelo con un linguaggio comprensibile, pieno di verità e di attenzione alla vita, ai problemi, alle speranze di questa umanità”.

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