Attacchi in Indonesia: mons. Rubiyatmoko (Semarang), “cristiani disperati ma non dobbiamo cedere alla paura”

“Non vi era mai stato un simile attacco a Surabaya. I cristiani indonesiani sono disperati e terrorizzati, ma io ho detto ai miei fedeli di non avere paura. È proprio questo quello che vogliono i terroristi, spaventarci”. A parlare è mons. Robertus Rubiyatmoko, arcivescovo di Semarang, la cui provincia ecclesiastica comprende la diocesi di Surabaya. L’arcivescovo ha raccontato ad Acs (Aiuto alla Chiesa che soffre) la reazione della comunità cristiana locale dopo i drammatici attacchi kamikaze che ieri hanno colpito tre chiese, una cattolica e due protestanti. Le vittime accertate sono finora 11, con una quarantina di feriti. L’attentato rivendicato da Isis è stato con molta probabilità compiuto da islamisti appartenenti ad una stessa famiglia, da poco rientrati dalla Siria. “Purtroppo in Indonesia vediamo sempre più espandersi il raggio di azione dei fondamentalisti – dice mons. Rubiyatmoko -. Isis in special modo ha numerosi sostenitori su tutto il territorio nazionale e in particolare nell’isola di Giava, dove si trovano Surabaya e Semarang. La situazione può anche sembrare calma in alcuni momenti, ma poi all’improvviso si verificano degli attacchi, proprio come successo ieri”. A causa del rischio di nuovi attentati le Chiese hanno chiesto ai loro fedeli di fare attenzione se durante le funzioni vedono persone che normalmente non frequentano quella parrocchia. Inoltre diverse chiese hanno intenzione di dotarsi di videocamere di sicurezza. “I nostri fedeli hanno paura ma noi pastori li invitiamo costantemente alla calma. I terroristi vogliono spaventarci, ma noi dobbiamo rimanere sereni e pregare affinché Dio converta i loro cuori”, ha affermato mons. Rubiyatmoko. La comunità islamica locale ha mostrato grande solidarietà: “Ieri, accanto all’arcivescovado, cristiani, musulmani, induisti e buddisti si sono riuniti per pregare assieme e lo stesso è successo anche a Giacarta”, precisa.

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