Corruzione in sanità: Carnevali (Transparency International Italia), “più pericolosa che in qualsiasi altro settore”

“La corruzione in sanità è più pericolosa che in qualsiasi altro settore: ha un impatto diretto su di noi, sulla nostra salute, sulla nostra vita”. È quanto sottolinea Virginio Carnevali, presidente di Transparency International Italia, in occasione della 3ª Giornata nazionale contro la corruzione in sanità. L’iniziativa è nata nel 2016 da Transparency International Italia, Censis, Rissc e Ispe Sanità, partner del progetto “Curiamo la corruzione”, allo scopo di sensibilizzare cittadini, politici e istituzioni sull’impatto della corruzione in ambito sanitario e sulle conseguenze e i rischi per la vita delle persone. “Secondo l’Istat – si legge in una nota – oltre mezzo milione di famiglie italiane ha ricevuto almeno una volta nel corso della vita richieste di denaro o altro per essere facilitate in occasione di ricoveri, interventi, visite mediche, mentre nel solo ultimo anno le famiglie vittime di corruzione in sanità sono state 107.000”. Le analisi condotte nell’ambito del progetto “Curiamo la corruzione” rivelano inoltre che “nel 2016 il 25,7% delle Aziende sanitarie ha vissuto al proprio interno almeno un episodio di corruzione”. “Il rischio di inefficienze e sprechi nelle Asl – prosegue la nota – risulta più alto per l’acquisto di servizi sanitari, mentre negli ospedali lo è per l’acquisto di beni. La corruzione resta quindi un tarlo all’interno del nostro sistema sanitario, come testimonia anche il monitoraggio effettuato da Transparency International Italia, da cui risulta che da gennaio 2018 ad oggi, sono comparse sui media nazionali ben 29 notizie su casi di corruzione in sanità”. Per Carnevali, “in nessun caso la corruzione deve essere tollerabile, ma in questo ambito ancora meno”. “L’antidoto contro il male della corruzione c’è: segnalare gli illeciti o irregolarità di cui si è a conoscenza. Ma affinché sia efficace – conclude – c’è bisogno della collaborazione di tutti, medici, infermieri, pazienti”.

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