Martin Luther King: mons. Spreafico (Cei), “la sua eredità è il sogno di un mondo in cui è possibile vivere insieme come fratelli”

foto SIR/Marco Calvarese

“La grande eredità di Martin Luther King è quella di un uomo che ha sognato in un mondo diviso dal razzismo, dalla contrapposizione, da un secolo di guerre, che si poteva vivere assieme. Tra le tante cose che ha scritto e detto, colpisce oggi questo messaggio: ‘Abbiamo imparato a volare come gli uccelli, a nuotare come i pesci ma non abbiamo ancora imparato la semplice arte del vivere insieme come fratelli’. Penso che questo sia stato il suo grande sogno”. È quanto sottolinea mons. Ambrogio Spreafico, vescovo di Frosinone, presidente della Commissione Cei per l’ecumenismo e il dialogo, nel giorno in cui si fa memoria del 50° anniversario della morte di Martin Luther King.

“Un sogno molto attuale”, prosegue il vescovo, “e direi, anche una battaglia che noi oggi dobbiamo continuare in questa società difficile, dove la convivenza sembra a volte diventata impossibile, dove i profughi mettono paura e si fa fatica a capire il dramma vissuto da chi è riuscito ad arrivare da noi, se prima non è morto nel deserto, nei campi profughi, in mare, nel Mediterraneo. Noi oggi ancora non capiamo che i muri non servono a far vivere insieme, anzi, distruggono la convivenza e impediscono di conoscere l’altro”. Cosa direbbe all’Italia di oggi il pastore battista, premio Nobel per la pace e paladino dei diritti umani? “Direbbe – risponde Spreafico – di non avere paura di essere un Paese che viene da una grande tradizione culturale e religiosa e di non avere paura di essere un Paese con i confini larghi capace di accogliere e soprattutto di integrare, di vincere la paura con l’amore che costruire ponti anziché distruggerli, di conoscere per  superare l’inimicizia e di vivere quel grande sogno che Martin Luther King ha trasmesso all’America di allora e al mondo intero”.

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