Rinnovamento nello Spirito Santo: storie di fede e di carità

(Pesaro) Storie comunitarie di fede e di carità tangibile letteralmente incarnate nel cammino di ciascuno, diverso geograficamente ma unito dallo stesso comun denominatore: lo Spirito Santo. È un quadro di vita variopinto e coinvolgente quello tratteggiato dai carismi del RnS, che anche in questa 41ª Convocazione pesarese, tra stand, note di colore e un impegno massiccio dei volontari, vuole comunicare l’impegno di una Chiesa dinamica e interprete di prossimità. Come quella testimoniata da Lucia Scipionato Nottegar, cofondatrice della comunità “Regina Pacis”, che nella sessione pomeridiana odierna sul tema “La locanda è nel mondo: il servizio all’uomo”, ha narrato la propria chiamata missionaria, scandita da dure prove familiari e da un’altrettanta, inequivocabile Provvidenza, e culminata nella creazione di una realtà che oggi conta tre case di accoglienza in Brasile, due a Verona e una a Medjugorje. A lei, che spiega come “anche gli sposati sono chiamati alla santità”, si affianca la voce possente di don Vincenzo Sorce, fondatore e presidente di “Casa Famiglia Rosetta”. “Chi è il malato, al tempo di oggi, per il buon samaritano”, domanda la conduttrice televisiva Lucia Ascione, in veste di moderatrice della tavola rotonda. Don Sorce riesce a far emozionare le migliaia di presenze, toccando temi scottanti, come droga, ludopatia, autismo. “Ho dovuto fare i conti con il male ma sono grato al Signore – aggiunge – perchè, nonostante i miei progetti sacerdotali fossero altri, mi ha permesso di imparare alla scuola dei poveri, che è la strada. Gli ultimi non sono che il prolungamento di Dio, che si manifesta proprio nelle fragilità e nelle debolezze umane: oggi porto qui la loro voce”. Infine, il piglio deciso di suor Costanza Galli, oncologa, responsabile dell’unità cure palliative (Hospice) dell’ospedale di Livorno. “Ci sono dimensioni di infermità, handicap e limiti fisici che rischiano di rimanere ‘invisibili’ nel contesto sociale” sostiene la religiosa, medico e tifosa della Fiorentina, che scuote senza remore l’assemblea: “Come cristiani dobbiamo avvertire la responsabilità di essere vicini agli emarginati, specialmente in uno Stato dove impera un legiferare che impedisce di combattere affinchè la vita sia sempre servita dignitosamente”. In più, “bisogna stare attenti perchè l’impianto dei social media ci sta bombardando, mentre sulla delicatissima questione della dignità, valore essenziale dell’esistenza, non si può scendere a compromessi. Noi credenti, pezzettini di Dio che camminano sulla terra, non dobbiamo smettere di lottare: guai a scegliere comode scorciatoie rispetto alla via più faticosa ma necessaria dell’accompagnare e del servire”. Questo, afferma suor Galli, “vuol dire, concretamente, essere samaritani”.

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