Rinnovamento nello Spirito Santo: p. Michelini (biblista), “pregare per essere liberati dall’indifferenza”

(Pesaro) “Della Parola di Dio si deve fare una lettura guidata dallo Spirito, e scrupolosamente attenta a ogni suo dettaglio, con il ‘sacro timore’ di non comprenderla, o di interpretarla male. È papa Francesco che ci chiede questo, e se lo chiede in particolare ai sacerdoti che preparano l’omelia per la Messa, lo dice anche a noi con la sua Evangelii Gaudium”. Ha esordito così ieri padre Giulio Michelini, biblista e preside dell’Istituto teologico di Assisi, chiamato a tenere la relazione sul tema “’Ebbe compassione’. Gesù, colui che ci libera dai mali” per la seconda giornata della 41ª Convocazione nazionale del Rinnovamento nello Spirito Santo che si sta svolgendo a Pesaro. Quindi, secondo un’ottica esperta, l’approfondimento dell’”atteggiamento del samaritano”, collegandosi alla parabola evangelica che dà il tema all’edizione 2018, “ricordando anzitutto come si erano comportati quel sacerdote e quel levita che si imbatterono per primi nell’uomo mezzo morto sulla strada da Gerusalemme a Gerico”. Occorre “stare al testo”, specifica il biblista, e prendere atto che “vedere non basta”. Infatti, in una “società moderna che ci permette di vedere non solo le cose belle, ma anche le tragedie, le sofferenze”, Michelini, facendo cenno all’espressione coniata dal Santo Padre, “globalizzazione dell’indifferenza”, sottolinea che “nonostante oggi si possa vedere più che in altri tempi della storia dell’umanità, si rimane indifferenti, come il sacerdote e il levita nei confronti di quell’uomo: hanno visto, e si sono voltati dall’altra parte. La prima cosa a cui ci spinge la parola di Gesù è pregare per essere liberati dall’indifferenza. Ci chiede di convertirci alle responsabilità che abbiamo nei confronti dei nostri simili, come il Samaritano, che ha soccorso quell’uomo, e per uscire dalla parabola e andare alla storia vera, soprattutto come ha fatto Gesù, che si è mostrato solidale con l’umanità e ci libera dal male dell’indifferenza”.

Un continuo e accurato rimando alla Sacra Scrittura per poter adeguatamente “descrivere la compassione del Samaritano” calata nella nostra quotidianità. Questo è il taglio con cui il biblista ha proseguito la relazione. “Cosa distingue davvero quanto non hanno fatto il sacerdote e il levita da ciò che ha fatto il Samaritano?”, ha domandato all’assemblea, approfondendo ancor meglio il testo evangelico di Luca e traendo al contempo spunto da saggi statunitensi contemporanei incentrati su meditazione e preghiera. Poi, di nuovo la lettura della Bibbia, dove “l’immensa commozione e pietà da cui fu afferrato il Samaritano – la compassione – è la tenerezza immensa che Dio prova per ogni uomo”. “Anche il Samaritano è arrivato, come il sacerdote prima di lui, per coincidenza su quella strada – aggiunge Michelini -, e certamente aveva da fare come gli altri prima di lui, forse anche più degli altri. Ha però colto quella che è divenuta in questo modo la sua speciale vocazione alla carità, la sua occasione. Forse la vita è fatta di tante occasioni che rischiamo di perdere, e che invece sono quelle che ci permettono di incontrare Dio e gli altri”. In conclusione, “di fronte alle grandi aspettative e le attese che ci costruiamo da soli, o rispetto al desiderio di incontrare il Signore in chissà quale modo, in questa parabola ci viene detto che l’incontro avviene quando meno te lo aspetti, magari sulla strada, e forse anche quando hai meno tempo, e forse anche se ti senti il meno adatto o il meno capace per poter fare qualcosa. Il Samaritano ha l’occasione di fare e ci insegna come amare il prossimo”. Non solo. “Appena terminato di raccontare la parabola – conclude il teologo -, Gesù arriva in un villaggio e si ferma a casa di due sorelle, Marta e Maria. Se la prima, Marta, si comporta come il Samaritano, e serve Gesù, accanto a lei c’è però Maria, che è ha scelto quella parte che non le verrà mai tolta. È da lei che impariamo ad amare Dio”.

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