Primo maggio: mons. Santoro (Cei), “il problema capitale della società italiana è la qualità e la dignità del lavoro”

“Il problema capitale della società italiana è la qualità e la dignità del lavoro. L’urgenza che noi abbiamo è soprattutto quella di un lavoro carico di significato, perché orientato non solo all’aspetto economico ma anche a quello personale e sociale”. Lo afferma mons. Filippo Santoro, arcivescovo di Taranto e presidente della Commissione episcopale per i problemi sociali e il lavoro, la giustizia e la pace, la custodia del creato della Cei, in un’intervista al Sir in cui commenta il messaggio che la Commissione stessa ha diffuso per il Primo maggio. “Nella situazione attraversata dall’Italia – in cui, particolarmente al Sud, assistiamo al persistere di un 50% di giovani tra i 15 e i 29 anni disoccupati – l’esigenza del lavoro, di un buon lavoro, è quella fondamentale”, rileva il vescovo, secondo cui “il buon lavoro è quello che rende possibile la realizzazione della persona, ne rispetta la dignità ed è svolto in forma compatibile con l’ambiente e le condizioni in cui le persone vivono”. “Il buon lavoro è il frutto di una conversione culturale”, ammonisce mons. Santoro, per il quale si deve innanzitutto “mettere al centro la dignità della persona”: “Si tratta di creare un lavoro che rispetti e valorizzi la dignità della persona. E questo non è scontato”. Anche perché “avere un lavoro non è sufficiente per uscire dalla condizione di povertà”. “Nella situazione in cui siamo – spiega il vescovo – oggi avere un lavoro non ti dà alcuna garanzia che in futuro possa essere così”. Santoro evidenzia poi che “dobbiamo fare di tutto perché siano evitati lavori non buoni, non degni, in cui si trova la morte. E perché ci sia un’attenzione più critica sui problemi come il caporalato, le ecomafie, le agromafie…”. E, sulla piaga relativa a incidenti e morti sul lavoro, sottolinea: “la sicurezza è l’elemento da garantire nel momento in cui si programma un lavoro. Sulla sicurezza del lavoro dobbiamo essere sempre molto vigilanti ed esigere che quando si esercita un lavoro, questo abbia come prospettiva la dignità e la sicurezza delle persone”.

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