Papa Francesco: Regina Coeli, anche la politica è “occasione per vivere la santità”

“Ogni attività – il lavoro e il riposo, la vita familiare e sociale, l’esercizio delle responsabilità politiche, culturali ed economiche – ogni attività, sia piccola sia grande, se vissuta in unione con Gesù e con atteggiamento di amore e di servizio, è occasione per vivere in pienezza il battesimo e la santità evangelica”. Ne è convinto il Papa, che durante il Regina Coeli di ieri, al quale – secondo la Gendarmeria vaticana – hanno assistito 30mila persone – ha spiegato che “quando si è intimi con il Signore, come sono intimi e uniti tra loro la vite e i tralci, si è capaci di portare frutti di vita nuova, di misericordia, di giustizia e di pace, derivanti dalla Risurrezione del Signore. È quanto hanno fatto i santi, coloro che hanno vissuto in pienezza la vita cristiana e la testimonianza della carità, perché sono stati veri tralci della vite del Signore”. “Ma per essere santi  – ha ribadito Francesco sulla scorta della sua ultima esortazione apostolica – non è necessario essere vescovi, sacerdoti, religiose o religiosi. Tutti noi, tutti, siamo chiamati ad essere santi vivendo con amore e offrendo ciascuno la propria testimonianza nelle occupazioni di
ogni giorno, lì dove si trova. Tutti noi siamo chiamati ad essere santi; dobbiamo essere santi con questa ricchezza che noi riceviamo dal Signore risorto”. “Rimanere con il Signore per trovare il coraggio di uscire da noi stessi, dalle nostre
comodità, dai nostri spazi ristretti e protetti, per inoltrarci nel mare aperto delle necessità degli altri e dare ampio respiro alla nostra testimonianza cristiana nel mondo”, l’invito del Papa, secondo il quale “questo coraggio di uscire da sé e inoltrarci nelle necessità degli altri nasce dalla fede nel Signore Risorto e dalla certezza che il suo Spirito accompagna la nostra storia”. Per Francesci, infatti, “uno dei frutti più maturi che scaturisce dalla comunione con Cristo è l’impegno di carità verso il prossimo, amando i fratelli con abnegazione di sé, fino alle ultime conseguenze, come Gesù ci ha amato. Il dinamismo della carità del credente non è frutto di strategie, non nasce da sollecitazioni esterne, da istanze sociali o ideologiche, ma nasce
dall’incontro con Gesù e dal rimanere in Gesù. Egli per noi è la vite dalla quale assorbiamo la linfa, cioè la ‘vita’ per portare nella società un modo diverso di vivere e di spendersi, che mette al primo posto gli ultimi”.

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