Comigi 2018: Rocca (Missio giovani), “siamo stati imbevuti di disfattismo e intrisi di rabbia e delusione”

(Sacrofano) “È azzardato pensare che Gesù, la sua vita e il suo vangelo siano stati il sogno migliore mai sognato da Giuseppe?”. È iniziata con questa domanda la catechesi su “Giuseppe il falegname” di padre Pietro Pierobon, missionario saveriano, che ha aperto ieri la seconda giornata di lavori del Comigi 2018 il Convegno missionario giovanile a Sacrofano. Ai duecento giovani di tutte le diocesi giunti alla fraterna Domus per seguire la grande kermesse missionaria – “Sulla tua parola getterò i miei sogni” – padre Pierobon ha offerto una meditazione su uno dei personaggi più centrali e meno indagati delle scritture. “I vangeli parlano molto poco di Giuseppe – ha spiegato -. Di lui sappiamo che è invitato a non avere paura e a farsi carico di una situazione senza temere. Ma come mai nella tradizione cristiana Giuseppe è rappresentato come un adulto o anche come un vecchio, cui è stata affidata una ragazzina di 12 anni?”.

L’iconografia classica con la quale è stato da sempre rappresentato non gli rende giustizia, spiega Pierobon: “In realtà io penso che Giuseppe doveva essere un giovane, non un vecchio. Nei suoi sogni vediamo quelli di ogni ragazzo della sua età. Le scritture non ce ne parlano, ma cosa poteva sognare in Palestina un ragazzo come lui?”. Pierobon ha ricordato che Giuseppe “viveva in una terra occupata da potenze straniere, colonizzata dai romani: come doveva essere nascere in una terra così? Che sogni potevano avere?”. Sebbene tra mille difficoltà (“è stato perseguitato, è dovuto fuggire, era circondato da violenze. La dominazione straniera te la porti dentro”) Giuseppe “ha preso in mano il mistero”. “Si è fatto carico di una paternità non sua e ha portato il bambino ad una maturità di uomo. Ha preso in mano il mistero”, spiega Pierobon.

“Il più bel sogno di Giuseppe si chiama Gesù ed è quello più riuscito”, ha concluso il missionario. I giovani del Comigi ieri hanno assistito prima all’intervento di apertura di mons. Arturo Aiello, vescovo di Avellino, e in serata alla relazione di Giovanni Rocca, segretario nazionale di Missio Giovani: “Noi giovani siamo stati imbevuti di disfattismo e siamo intrisi di rabbia e delusione: qualcuno ce li ha messi dentro, ma non ci appartengono. Ce li hanno cuciti addosso come un vestito, ma non è un vestito questo, è un’armatura!”. E ancora, rivolto agli adulti, ha aggiunto: “Quelli che stiamo vivendo noi sono altri tempi, non sono i vostri, sono i nostri! Noi vogliamo vivere qui ed ora, ma quante volte ci siamo lasciati rubare l’entusiasmo?”. Il Comigi si chiuderà il primo maggio con un documento conclusivo in vista del Sinodo, e oggi vedrà la presenza di mons. Francesco Beschi, vescovo di Bergamo.

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