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Cei: dialogo islamo-cristiano. Mons. Spreafico, “in Italia il cristianesimo può fare da ponte verso gli altri”

(dall’inviata Sir) “Siamo in un mondo dove incontrarsi è sempre più difficile, dove ci sono tante reti on line, ma le reti off line aumentano sempre di più, soprattutto quando si tratta di uomini e donne di appartenenza culturale sociale e religiosa diversa. Il fatto che la Cei promuova questi incontri con rappresentanti delle comunità e associazioni islamiche esprime un impegno essenziale”. Così mons. Ambrogio Spreafico, vescovo di Frosinone e presidente della Commissione Cei per l’ecumenismo e il dialogo, spiega “il valore” delle tre Giornate all’insegna del dialogo islamo-cristiano” che, dal 29 aprile al 1 maggio, si stanno svolgendo per iniziativa della Cei al Santuario dell’Amore Misericordioso, Collevalenza (Perugia) con il titolo “La gioia dell’incontro”. “È un impegno essenziale perché siamo in un mondo di diversi, e lo saremo sempre più. Il nostro Paese si confronta con una presenza di migranti, uomini e donne di appartenenza religiose diverse, appartenenze che a volte suscitano distanza, fanno emergere pregiudizi, suscitano forme sempre più violente di razzismo, che sono in fondo affermazione di una cultura incapace di aprirsi all’altro”. “La finalità – prosegue mons. Spreafico – è affermare che in un Paese come nostro il cristianesimo può fare da ponte verso gli altri. La nostra Chiesa vuole essere ponte di dialogo, incontro e reciproca conoscenza. Perché l’altro grande problema oggi è l’ignoranza e l’ignoranza si sconfigge solo con l’incontro. Quando tu hai di fronte un uomo e una donna, lo guardi negli occhi e ascolti la sua storia, il racconto della fuga dalla Siria, dal Libano o dalla Nigeria, allora capisci che è una storia di sofferenza da comprendere, accogliere e a cui dare una risposta. Lo sforzo della Cei va nella direzione di quello che ci sta chiedendo papa Francesco: guardare all’altro uscendo dal proprio mondo, non rinunciando alla nostra identità, anzi, proprio perché crediamo profondamente in Gesù di Nazareth, siamo ponte”.

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