Pasqua: mons. Caiazzo (Matera-Irsina), “uscire dalla tomba della disperazione e alzare gli occhi verso il cielo”

“L’Eucaristia manifesta, edifica e plasma la Chiesa, mentre la Chiesa celebra, attualizza e vive l’Eucaristia”. Lo ha detto l’arcivescovo di Matera-Irsina, mons. Antonio Giuseppe Caiazzo, nell’omelia della veglia pasquale che ha presieduto in cattedrale. Il presule ha meditato su “alcuni segni che indicano il cammino di fede che stiamo facendo ma anche il percorso sinodale”: il fuoco, l’annuncio della Parola di Dio, l’acqua battesimale con il rinnovamento delle promesse battesimali e l’Eucaristia. “Questa è l’esperienza più alta e sublime della Chiesa: nel mentre fa l’Eucaristia, mostra il suo vero volto”, ha affermato mons. Caiazzo. Quella descritta dall’arcivescovo è “una Chiesa eucaristica”, che “celebra attraverso tutti i suoi membri nella diversità ministeriale”. Il presule si è chiesto poi “perché vegliare?”. “Nella maggior parte dei casi veglia chi ama. Al vegliare corrisponde una lezione d’amore, si vive un’attesa”, è stata la sua risposta. Per la comunità diocesana “vegliare significa accogliere il passare di Dio nella nostra vita”. “Chi l’accoglie attraversa il buio della notte ed entra nella luce, passa dalla morte alla vita, abbandona la tristezza e ritrova la speranza. Questa è la strada della Pasqua tracciata da Gesù Cristo, nostro Signore, morto e risorto per noi”. Celebrare e vivere la Pasqua, ha spiegato l’arcivescovo, “significa avere il coraggio di uscire dalla tomba della disperazione e rialzare gli occhi al cielo; riprendere coraggio di fronte alle sconfitte della vita e alle ingiustizie subite; ritrovare la dignità perduta lottando per il bene comune; rimboccarsi le maniche e agire secondo lo stile evangelico del seminare sempre speranza diventando protagonisti positivi in una storia che spesso mette addosso una croce e su questa ti crocifigge”. E ancora: “Celebrare e vivere la Pasqua vuol dire uscire dalla tomba dell’apatia e del pessimismo e correre per le strade di ogni giorno sull’esempio della Maddalena e di tutti gli altri apostoli incoraggiandoci a vicenda”.

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