Alfie Evans: vescovi polacchi, “staccare le apparecchiature è stato l’atto di uccisione del bambino”

Il bene del piccolo Alfie Evans “richiede che si ricerchi le cause della sua malattia e dei metodi di cura migliori”. Lo dicono i vescovi polacchi in un comunicato, dopo che la triste vicenda ha suscitato in Polonia una grande commozione. Del ragazzo ha parlato perfino il presidente polacco Andrzej Duda, incoraggiando su Twitter tutti coloro che avessero a cuore la salute del bimbo e assicurando: “Alfie preghiamo per te e la tua guarigione!”. Il comunicato del gruppo di esperti per le questioni bioetiche dell’episcopato polacco, firmato da mons. Jozef Wrobel, sottolinea che “staccare le apparecchiature di sostegno alle funzioni respiratorie, dal punto di vista degli effetti prevedibili di una tale azione, è stato l’atto di uccisione del bambino, e non una rinuncia all’accanimento terapeutico, ammissibile da un punto di vista morale e legale”. Il testo esamina la vicenda di Alfie nei suoi aspetti bioetici, medici e legali. Riguardo a questi ultimi, si sottolinea che la decisione dei giudici britannici nel caso degli Evans “non è conciliabile con il doveroso rispetto della dignità di ogni persona umana” in quanto “presuppone una differenziazione tra una vita valida, e una non valida poiché priva di qualunque dimensione relazionale”. Gli esperti dell’episcopato polacco rilevano “l’arbitrarietà” delle valutazioni riguardanti la continuazione delle terapie in funzione delle capacità del paziente di “vivere in un definito modo”, considerandole dubbie da un punto di vista morale.

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