Sale di comunità: Balzarotti (Politenico Milano), “per rilancio condivisione, tecnologia, spazi gentili”

“La sala del futuro è condivisa; la sala del futuro è una scintilla; produce i suoi contenuti; usa la tecnologia; è multitasking; valorizza le competenze; è uno spazio gentile”. Ecco sette slogan attorno ai quali rilanciare il ruolo delle sale della comunità. A metterli nero su bianco è una ricerca condotta – su incarico dell’Acec (Associazione cattolica esercenti cinema) – dal dipartimento Dastu (Dipartimento di Architettura e studi urbani) del Politecnico di Milano, diretto da Luca Maria Francesco Fabris. L’indagine – condotta dall’architetto Riccardo Maria Balzarotti – ha preso in esame quattro sale con caratteristiche molto diverse: un cineteatro chiuso da tanti anni a Mariano Comense, il cinema don Bosco a Sampierdarena (Genova), dove ad una sala ancora attiva si affianca un teatro da tempo chiuso, il cinema Antoniano a Bologna, una grossa sala che si vorrebbe ripensare come un multisala e, infine, la realtà di Guidizzolo, piccolo comune del mantovano, dove la sala di comunità non esiste. “La legge cinema rappresenta, senza dubbio, un’opportunità unica per il rilancio delle sale della comunità – spiega al Sir Balzarotti -, ma è importante, nell’ottica del rilancio, comprendere come la progettazione architettonica non vada sottovalutata perché rappresenta il primo passo per fare comunità. Abbiamo in Italia tante sale con una programmazione e iniziative di valore, ma dove non sempre la qualità degli spazi e dei supporti tecnologici (audio e video) è all’altezza”. La legge cinema del 2016 ha destinato alle sale cinematografiche 120 milioni di euro per il quinquennio 2017-2021 con una particolare attenzione per la riattivazione delle sale chiuse nei piccoli centri. “Partendo da questi quattro casi studio – prosegue l’architetto – abbiamo cercato di offrire alcune indicazioni su quali accorgimenti adottare per valorizzare le sale, ma siamo consapevoli di come le decisioni concrete possano essere prese solo a partire da una condivisione nella singola comunità. Crediamo sia però importante guardare alle sale non solo come a luoghi di fruizione di contenuti, ma sempre più come luoghi di produzione e condivisione delle esperienze: pensiamo a corsi di cinema, musica, teatro….”. Quanto emerso nella ricerca confluirà in un libro-vademecum che verrà pubblicato da Acec.

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