Medio Oriente: Monteduro (Acs), “se non ricostruiremo i luoghi di preghiera, l’Isis avrà vinto”

foto SIR/Marco Calvarese

“Se non ricostruiremo i loro luoghi di preghiera e se non ritorneranno tutti alle loro case, l’Isis avrà vinto perché avrà cancellato la presenza cristiana in quella terra”. Così ha concluso il suo intervento Alessandro Monteduro, presidente di Aiuto alla Chiesa che soffre all’incontro di oggi a Perugia su “Il dramma dei cristiani in Medio Oriente – Testimoni dalla Siria” promosso dal comitato locale “Nazarat” con il sostegno della diocesi di Perugia-Città della Pieve e di Aiuto alla Chiesa che soffre (Acs). Monteduro ha raccontato non solo la persecuzione subita dai cristiani in Siria e Iraq ma anche i progetti che Acs sostiene in Siria e Iraq con oltre 6 milioni di euro, dal 2011 a oggi. “Prima facevamo soprattutto sostegno pastorale ma oggi – ha detto – abbiamo di fronte la sfida della fede che è aiutarli a tornare a casa. Della fede perché nei campi profughi, nei container in cui vivono in 18, abbiamo trovato un’orgogliosa croce, il vangelo e la bibbia”. Monteduro ha ricordato il dramma dei cristiani iracheni che “erano più di un milione e oggi sono appena trecentomila”, cristiani che si erano rifugiati in Siria nella speranza di poter tornare preso nel loro paese nonostante vi fossero anche lì persecuzioni di cristiani prima che esplodesse la guerra, con intimidazioni, rapimenti – ed ha ricordato padre Dall’Oglio –, uccisioni. “Di fronte a tutto questo cosa non ha fatto l’Occidente?”. “Grazie alla generosità dei popoli d’Occidente abbiamo visto campi profughi allestiti e sostenuti per dare in pochi giorni accoglienza a migliaia di profughi. Ma non abbiamo visto le bandiere e l’opera dei governi e delle istituzioni sovranazionali”, ha detto il presidente di Acs criticando anche l’indifferenza dei media per chi muore oltre il mediterraneo. “Per sconfiggere l’indifferenza – ha concluso – abbiamo l’arma dell’informazione, della preghiera, e del sostegno alle popolazioni cristiane perseguitate”. All’incontro ha portato la sua testimonianza il giornalista e inviato di guerra Gian Micalessin e il docente di lingua e cultura araba Ayman Haddad.

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