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Papa ad Alessano: a don Tonino Bello, “aiutaci ad essere una Chiesa contempl-attiva”, che prova “vergogna per immobilismi e giustificazioni”

“Da questa sua amata terra che cosa don Tonino ci potrebbe ancora dire?”. A chiederselo è stato il Papa, nella parte finale del suo primo discorso nel Salento. “Questo credente con i piedi per terra e gli occhi al Cielo, e soprattutto con un cuore che collegava Cielo e terra, ha coniato, tra le tante, una parola originale, che tramanda a ciascuno di noi una grande missione”, ha ricordato Francesco ad Alessano: “Gli piaceva dire che noi cristiani ‘dobbiamo essere dei contempl-attivi, con due t, cioè della gente che parte dalla contemplazione e poi lascia sfociare il suo dinamismo, il suo impegno nell’azione’, della gente che non separa mai preghiera e azione”. “Caro don Tonino – ha poi proseguito il Papa dando del “tu” al vescovo di Molfetta, come ha fatto a più riprese nel suo discorso – ci hai messo in guardia dall’immergerci nel vortice delle faccende senza piantarci davanti al tabernacolo, per non illuderci di lavorare invano per il Regno. E noi ci potremmo chiedere se partiamo dal tabernacolo o da noi stessi. Potresti domandarci anche se, una volta partiti, camminiamo; se, come Maria, Donna del cammino, ci alziamo per raggiungere e servire l’uomo, ogni uomo”. “Se ce lo chiedessi, dovremmo provare vergogna per i nostri immobilismi e per le nostre continue giustificazioni”, il mea culpa di Francesco: “Ridestaci allora alla nostra alta vocazione; aiutaci ad essere sempre più una Chiesa contempl-attiva, innamorata di Dio e appassionata dell’uomo!”.

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