Papa a Molfetta: “in piedi, rialzarsi sempre”, come don Tonino Bello. “Servitori del mondo, ma da risorti, non da impiegati”

“La prima cosa da evitare è rimanere a terra, subire la vita, restare attanagliati dalla paura”. Ne è convinto il Papa, che anche sotto il profilo della “Chiesa in uscita” ha trovato assonanze tra il suo magistero e quello del vescovo di Molfetta. “Quante volte don Tonino ripeteva: ‘In piedi!’, perché ‘davanti al Risorto non è lecito stare se non in piedi’”, l’eco di Francesco nell’omelia di oggi: “Rialzarsi sempre, guardare in alto, perché l’apostolo di Gesù non può vivacchiare di piccole soddisfazioni”. “La vita cristiana va investita per Gesù e spesa per gli altri”, ha commentato ancora il Papa: “Dopo aver incontrato il Risorto non si può attendere, non si può rimandare; bisogna andare, uscire, nonostante tutti i problemi e le incertezze”. Il Signore dice a Saulo, come ad ognuno di noi, “entra in città”, cioè: “Va’, non rimanere chiuso nei tuoi spazi rassicuranti, rischia!”. “Siamo chiamati tutti, in qualsiasi situazione ci troviamo, a essere portatori di speranza pasquale, ‘cirenei della gioia’, come diceva don Tonino”, l’appello di Francesco: “Servitori del mondo, ma da risorti, non da impiegati. Senza mai contristarci, senza mai rassegnarci. È bello essere ‘corrieri di speranza’, distributori semplici e gioiosi dell’alleluia pasquale”.

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