Cuba: La Bella (storico), con Díaz-Canel “il cambiamento è nei fatti, ma nella società c’è voglia di normalità”

“Il cambio generazionale è un dato di fatto, ed è da studiare con attenzione e partecipazione”, anche se “solo fino a un certo punto possiamo parlare di fine del castrismo”. Così, interpellato dal Sir, lo storico Gianni La Bella, docente di Storia contemporanea all’Università di Modena e Reggio Emilia e punto di riferimento della Comunità Sant’Egidio per l’America Latina, valuta il cambio di presidente a Cuba e l’ascesa al potere di Miguel Díaz-Canel. “Il nuovo presidente – continua – è nato praticamente con la rivoluzione, non ha mai visto una Cuba diversa e quindi il cambiamento è oggettivo. Siamo all’inizio di un cambio della guardia. Tuttavia non bisogna dimenticare che Castro rimane leader del Partito comunista”. Secondo La Bella, il nuovo leader dovrà immediatamente affrontare due problemi: “Il congelamento di Trump rispetto alle aperture di Obama, che sembravano l’alba di una nuova stagione: si tratta di un grande problema, perché in politica le delusioni rispetto alle promesse e alle attese si pagano sempre; in secondo luogo, l’altra grave situazione è quella del Venezuela, tradizionalmente legato a doppio filo con Cuba. Tra i due Paesi la solidarietà è più forte di quanto si creda. Il Venezuela non riesce più a sostenere l’economia cubana e anzi è ora Cuba ad aiutare lo storico alleato, se pensiamo che in Venezuela gli unici che riescono ad assicurare un po’ di tutela sanitaria sono migliaia di medici cubani”.

Per il nuovo presidente ci sono poi le attese di una società “che ha voglia di normalità. Si tratta di un sentimento crescente, che ho sperimentato anche di persona, dentro a una situazione sociale ed economica pesante”. Tuttavia, conclude La Bella, “considero positivo il bilancio della presidenza di Raúl Castro, che ha saputo tracciare un suo cammino. Certo, il problema più grande è che ora Trump ha congelato il processo”.

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