Corea: mons. Kim Hee-Joong (presidente vescovi), “cerchiamo la collaborazione con religioni e governi per avviare il dialogo con Pyongyang”

“Noi vogliamo cercare la collaborazione con le religioni, i gruppi sociali e i governi dei Paesi occidentali per aprire la porta al dialogo con la Corea del Nord”. Lo afferma mons. Hyginus Kim Hee-Joong, arcivescovo di Gwangju, diocesi della Corea del Sud, e presidente della Conferenza episcopale coreana nell’intervista rilasciata agli “Accènti” de “La Civiltà Cattolica”. “Penso che la riconciliazione tra i nostri due Paesi non si possa realizzare in un attimo, come innalzando un obelisco, ma attraverso un processo, mettendo un mattone sopra l’altro – aggiunge il presule –. Ci vogliono tanta pazienza e prudenza”. L’arcivescovo è consapevole che “le religioni non possano rivendicare nessuna forza presso le autorità della Corea del Nord, perché il governo locale tiene sotto stretto controllo i gruppi religiosi”. E ritiene che “sarebbe meglio appoggiare e favorire il dialogo diretto tra Corea del Sud e Corea del Nord, senza l’intervento di nessun altro Paese estero”. Approfondendo la realtà della Chiesa nel Paese, mons. Kim Hee-Joong racconta di “un’attività pastorale viva e dinamica”. “I laici partecipano e collaborano intensamente nelle attività pastorali dei sacerdoti, nelle opere di volontariato e nelle associazioni laicali”. Dopo la crescita di fedeli e vocazioni sacerdotali e religiose fatta registrare negli ultimi 15 anni nel Paese, le vocazioni “hanno cominciato a diminuire in modo consistente”. “Certamente la tendenza al consumismo di tipo occidentale influisce, contribuendo alla loro diminuzione – spiega –. Dobbiamo stare molto attenti alla secolarizzazione della Chiesa in Corea”. Ricordando la visita di Papa Francesco, l’arcivescovo coreano ricorda che “il Papa ha parlato del rischio del trionfalismo”. E ammette: “È vero che la comunità ecclesiale coreana deve affrontare questo rischio come una sfida seria”.

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