Periferie e salute mentale: Casa della carità e Asst Fatebenefratelli-Sacco, con “Proviamociassieme” più di 6mila interventi all’anno, oltre 120 persone aiutate nel 2017, diminuiti i ricoveri per situazioni acute

“Un modello di riabilitazione per persone con problemi di salute mentale che va oltre l’intervento sanitario, ma che intorno a un progetto comune, per esempio la realizzazione di un prodotto artistico, coinvolge e aggrega gli utenti, che diventano protagonisti del loro percorso di cura. E poi lenire la sofferenza psichica creando e ricreando relazioni, che innescano un circolo virtuoso, non solo per le persone con disagio psichico, ma per tutto il tessuto sociale in cui vivono”. È questo il cuore del progetto “Proviamociassieme”, che Asst Fatebenefratelli-Sacco e Casa della carità portano avanti da oltre 15 anni nel quartiere Molise Calvairate, con il sostegno del Comune di Milano – Assessorato alle Politiche sociali e Cultura della salute. Gli esiti del progetto appaiono pienamente incoraggianti, come è stato raccontato oggi in una giornata di approfondimento sul rapporto tra sofferenza urbana delle periferie e salute mentale e sulle prospettive di intervento, presso la Sala Maria Bambina dell’Ospedale Fatebenefratelli di Milano. Dal punto di vista della crescita dei beneficiari nel corso degli anni, per esempio, si è passati da meno di 20 persone seguite inizialmente alle 90 del 2014, per superare le 120 nel 2017. Più di 6mila gli interventi realizzati ogni anno, tra colloqui, contatti con nuovi utenti, gruppi di auto-mutuo aiuto, attività che il progetto genera sul territorio. Dal punto di vista della stabilizzazione clinica si è visto un miglioramento, tanto che per molte persone si sono notevolmente abbassati, se non azzerati, i ricoveri ospedalieri per situazioni acute. Migliorano anche le condizioni abitative e la capacità delle persone di prendersi cura di sé.
“L’esperienza di Proviamociassieme dimostra concretamente che è possibile affrontare il disagio psichico andando oltre la rigidità degli schemi convenzionali: le persone sono protagoniste del loro percorso di cura, nel quale sono sostenute dagli operatori così come nell’attivazione e nel consolidamento di relazioni sul territorio”, commenta il presidente della Casa della carità, don Virginio Colmegna. “Valore aggiunto di questo progetto, poi, è la collaborazione tra ente locale, sanità pubblica e terzo settore. I risultati sono più che positivi, non solo perché è aumentato il numero dei beneficiari, con cui gli operatori hanno costruito un solido e duraturo legame, ma soprattutto per il miglioramento delle loro condizioni. Per questo, sono convinto che Proviamociassieme possa diventare un modello di intervento replicabile ed esportabile in altre periferie sofferenti della città di Milano”, conclude don Colmegna.

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