Portogallo: plenaria vescovi, nota pastorale su migranti e rifugiati. Accogliere e integrare con “cultura dell’incontro e del dialogo”

“Sappiamo che in Portogallo molte aziende rispettano i loro obblighi sociali verso i lavoratori stranieri, ma non siamo insensibili ad alcuni abusi che avvengono anche nel nostro Paese”. Sono i vescovi portoghesi a pronunciarsi in una Nota pastorale sui migranti e rifugiati, pubblicata al termine dell’Assemblea plenaria (Fatima, 9-12 aprile). Denunciano le ingiustizie che avvengono nel “lavoro stagionale, soprattutto in agricoltura” o nelle “aziende che reclutano lavoratori in Portogallo per lavorare all’estero, promettendo condizioni vantaggiose che in seguito non si verificano”. Se “sono stati fatti sforzi” per una “maggiore capacità di accoglienza”, in particolare con la Par, la Piattaforma per il supporto ai rifugiati, i vescovi propongono “misure attuabili per aiutare a risolvere questo problema globale del nostro tempo”. Accogliamo invece di rimpatriare, si legge nel testo, con una “legislazione appropriata per un’accoglienza giusta e degna anziché chiudere i confini dell’Europa e rimandare le persone in Paesi terzi, che a loro volta le rimpatriano nei Paesi di origine”. La richiesta è di “creare corridoi umanitari sicuri”. Proteggere e non limitarsi a soccorrere è la seconda richiesta, con particolare attenzione ai “minori e ai bambini senza famiglia”. E poi “promuovere invece di abbandonare”, perché le persone siano “riconosciute nella loro dignità” e “possano dare il loro contributo personale e comunitario nei Paesi in cui vivono”.
Infine, riecheggiando i verbi utilizzati da Papa Francesco, “integrare invece di chiudere in ghetti” con una “cultura dell’incontro e del dialogo, che ci arricchisca l’un l’altro”. È “un processo lungo e complesso, ma è l’unico in grado di rendere il fenomeno della mobilità un fattore di arricchimento armonico del mondo globale in cui viviamo”.

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