Turismo e valorizzazione del territorio: convegno Università europea Roma, “l’Italia ancora poco competitiva”

“L’Italia ancora non si è resa conto che il turismo è il settore più importante dell’economia”. Lo ha detto Emilio Becheri, co-autore del Rapporto sul turismo in Italia condotto da 33 anni per realizzare un quadro della situazione, illustrato questa mattina al convegno dedicato al tema dall’Università europea di Roma. Riguardo all’edizione 2017, ha parlato Roberto Micera del Consiglio nazionale delle ricerche: “Il rapporto presta attenzione al punto di vista degli addetti ai lavori, ricercatori e operatori del settore”. Nella XXI edizione emerge che il flusso turistico in Italia continua a crescere (+4,5%). Dati riferiti al 2016 rilevano che gli occupati nel settore sono 3,2 milioni, ovvero il 13,2% del totale nazionale, e che la variazione di Pil rispetto all’anno precedente segna un +2,2% pari a 187,6 miliardi di euro. “L’Italia – ha proseguito Micera – è al terzo posto a livello europeo nel settore del turismo secondo l’Eurostat. Ma nelle ricerche non si considerano le seconde case e le visite a parenti e c’è poi il fenomeno della mancata denuncia degli ospiti. Le regioni non adottano, inoltre, lo stesso software di registrazione dei dati e, quindi, è difficile la comparazione. La tendenza oggi della ricettività vede crescere i servizi extra alberghieri. Allo stesso tempo, aumentano le offerte alberghiere di 4 o 5 stelle”. “Il sistema aeroportuale – ha commentato – è caratterizzato da distorsioni come il numero più elevato, rispetto ai Paesi europei, di piccoli scali che non consentono una allocazione efficiente delle risorse. Emergono poi nuovi segmenti a cui non sempre l’offerta italiana risponde e su cui è importante intervenire su formazione e capacità di accoglienza”. L’Italia, ha evidenziato l’esperto, “è solo all’ottavo posto sul piano della competitività secondo il World economic forum. Fra i fattori critici c’è la carenza di politiche turistiche. La competitività necessita di strategie e volontà unitarie, di organismi di governo per dare una visibilità omogenea delle destinazioni. Sembra infine che il piano turismo non sia stato assimilato dagli operatori. Serve, quindi, far partire un processo di struttura di governance per definire ruoli e competenze”.

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