Quirinale: conclusa la prima giornata del secondo giro di consultazioni, le dichiarazioni dei partiti più rappresentativi

A tirare le somme sarà domani il presidente della Repubblica, dopo aver incontrato in mattinata le alte cariche dello Stato, ma le dichiarazioni delle delegazioni delle principali forze politiche, ricevute al Quirinale questo pomeriggio, non lasciano intravedere ancora una soluzione rapida, nonostante l’irrompere sulla scena politica della questione Siria.
Anche alla luce di quest’ultima, ha detto al termine del colloquio con Mattarella il segretario reggente del Pd, Maurizio Martina “occorre che le forze che hanno prevalso la smettano col tira e molla, le tattiche, i tatticismi, i personalismi estremi” e dimostrino di essere “all’altezza della situazione”. “Chi ha prevalso ha il dovere di dire cosa vuol fare senza continuare con i balletti di polemiche pubbliche che nascondono solide intese di occupazione” degli incarichi parlamentari, ha concluso il reggente del Pd, sottolineando che il suo partito svolgerà “un ruolo di minoranza in Parlamento”.
“Se continuasse il gioco delle tattiche politiche e dei veti mentre gli italiani soffrono vuol dire che la richiesta di cambiamento” emersa dalle elezioni del 4 marzo sarebbe “disattesa – ha detto a sua volta il leader della Lega, Matteo Salvini, salito al Colle insieme a Silvio Berlusconi e Giorgia Meloni – ma “speriamo non sia così per l’Italia”, che “per noi è il valore più grande”. “Ci aspettiamo dalle altre forze politiche, a cominciare dal M5S – ha aggiunto Salvini leggendo una dichiarazione congiunta – altrettanta responsabilità nei confronti del Paese”.
A onor di cronaca, i giornalisti hanno anche registrato, a margine della comunicazione ufficiale condivisa, una battuta molto polemica di Berlusconi nei confronti di Di Maio. E il leader del M5S, l’ultimo a essere ricevuto al Quirinale, ha ribadito dal canto suo che “c’è solo una soluzione per sbloccare questo stallo e investe Silvio Berlusconi: deve mettersi di lato e consentire la partenza di un governo di cambiamento”. “Con la Lega – ha detto ancora Di Maio – c’è una sintonia istituzionale che ha permesso di rendere operativo il Parlamento immediatamente”, ma essa “deve prendersi le sue responsabilità, perché sta dicendo o che vuole un governissimo che non ci trova assolutamente d’accordo o che vuole tornare al voto”.

© Riproduzione Riservata

Quotidiano

Quotidiano - Italiano

Italia

Informativa sulla Privacy