Gaza: Cingoli (Cipmo), “Marcia del Ritorno, la svolta strategica di Hamas che mette in difficoltà Israele”

(Foto: AFP/SIR)

“Una mossa spiazzante sia verso Israele che verso i palestinesi”: così Janiki Cingoli, presidente del Cipmo, il Centro italiano per la pace in Medio Oriente, definisce la cosiddetta “Marcia del Ritorno” che Hamas, il “Movimento della resistenza islamica” che controlla la Striscia di Gaza, ha indetto il 30 marzo scorso e che domani vedrà il suo terzo venerdì di protesta. Le due manifestazioni di massa precedenti (30 marzo e 6 aprile) sono state represse dall’Esercito israeliano con un bilancio, fino ad oggi, di 27 morti palestinesi, 1300 feriti, 30 dei quali molto gravi. Scopo della Marcia è rivendicare il “diritto al ritorno” dei discendenti dei palestinesi, fuggiti o cacciati dalle loro terre nel 1948, nei territori oggi controllati da Israele. La protesta durerà sei settimane (ogni venerdì) fino al 15 maggio, giorno della Nakba (catastrofe), termine con cui i palestinesi indicano l’esodo forzato di circa 700.000 arabi palestinesi dai territori occupati da Israele nel corso della prima guerra arabo-israeliana del 1948. Quest’anno, poi, la data del 15 maggio coincide anche con il trasferimento dell’ambasciata Usa da Tel Aviv a Gerusalemme. “Si tratta di una svolta strategica – dichiara in un’intervista al Sir, Cingoli -: il fatto che Hamas abbia indetto questa marcia non per protestare contro l’isolamento e le difficili condizioni in cui versa la Striscia di Gaza quanto per rivendicare il diritto al ritorno dei palestinesi ha implicazioni politiche molto importanti. Oggi sarebbero 4 o 5 milioni i palestinesi interessati. Se ritornassero, Israele vedrebbe sconvolta tutta la composizione demografica del suo Stato, che non sarebbe più a maggioranza ebraica”. Indire questa Marcia significa “per Hamas, negare il diritto all’esistenza di Israele e ripensare precedenti posizioni che giudicavano accettabili i confini del ’67”. “Un passo indietro” ma anche “un rilancio politico del Movimento islamista teso a uscire dall’isolamento e dalle difficoltà interne. Il fatto che Hamas abbia chiamato la popolazione di Gaza non alla jihad armata, agli attentati ma a manifestazioni di massa pacifiche, che lo siano state o meno, è un cambio di strategia notevole”. Con questa iniziativa, secondo Cingoli, “Hamas mette in difficoltà il Governo israeliano che puntava a un management del conflitto, di intesa con gli Usa e i maggiori Paesi arabi. Ora si trova a dover fare i conti con la drammatica realtà di Gaza, che aveva sottovalutato, ignorando anche gli allarmi dei suoi esponenti militari e dei servizi di sicurezza. Da qui l’uso spropositato della forza da parte dell’Esercito (Idf) contro i manifestanti. Si tratta di una politica di arroccamento del premier Netanyahu e dell’Esercito che forse può pagare sul breve periodo ma che isola Israele sempre di più sul piano internazionale”.

© Riproduzione Riservata

Quotidiano

Quotidiano - Italiano

Italia

Informativa sulla Privacy