Africa: Cingoli (Cipmo), “serve un rovesciamento copernicano del modello di sviluppo verso una relazione paritaria”

“L’Africa sub-sahariana rappresenta oggi un’area di grande interesse per l’Italia e per l’Europa, ma è necessario un rovesciamento copernicano del modello di sviluppo verso una relaziona paritaria”. Lo ha detto questo pomeriggio a Milano, Janiki Cingoli, presidente del Centro italiano per la pace in Medio Oriente (Cipmo) aprendo il convegno “Africa sub-sahariana. La sfida dello sviluppo paritario” promosso in collaborazione con la Fondazione Eni – Enrico Mattei e l’Institute for Global Studies (Igs). “Pur riconoscendo i problemi e le sfide del continente come la carenza infrastrutturale e il gap formativo in alcune aree”, ha ricordato Cingoli, “il momento è positivo”: secondo le ultime sfide del Fondo monetario internazionale il Pil nell’area sub-sahariana dovrebbe crescere del 3,3% nel 2018 e del 3,5% nel 2019.
“L’Italia ha conosciuto negli ultimi anni un ritorno importante di interesse per l’Africa – ha sottolineato Nicola Pedde, direttore dell’Igs – ma resta ancora un grande problema di scarsa conoscenza e di presenza di stereotipi. Penso ad esempio al tema della sicurezza dove vi è un’esagerata percezione del fenomeno dell’instabilità in Africa. È vero, esistono sei conflitti di proporzioni importanti nel continente ma vi è anche un’area di forte stabilità: contesti dove ci sono grandi possibilità di intervento”. Un’attrattiva economica destinata a crescere in futuro con lo sviluppo dell’area di libero scambio voluta dall’Unione africana e siglata dai leader di 44 Paesi del continente lo scorso 21 marzo a Kigali, in Ruanda. “Si tratta di un processo in cui non mancano le resistenze da parte di alcuni importanti Paesi come Sudafrica e Nigeria – ha precisato Giovanni Carbone, docente di scienze politiche dell’Università Statale di Milano –, ma che rappresenta un processo importantissimo nell’ottica dell’integrazione regionale perché porterà alla nascita di un mercato di oltre un miliardo di persone. In un contesto in cui sembra vincere il protezionismo l’Africa sorprende muovendosi in una direzione opposta”.

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