Sport: card. Ravasi (Pcc), rende possibile “dialogo interreligioso e interculturale”. “Doping è fake news nel corpo” di chi lo assume

(Foto Siciliani-Gennari/SIR)

Lo sport è un’esperienza attraverso cui “è possibile il dialogo interreligioso e interculturale”. Ne è convinto il card. Gianfranco Ravasi, presidente del Pontificio Consiglio della cultura (Pcc), che così si è espresso questa mattina prima di consegnare a due giovani richiedenti asilo, ospiti della cooperativa “Auxilium” nel Centro accoglienza richiedenti asilo (Cara) di Castelnuovo di Porto, la canottiera dell’Athletica Vaticana, la squadra di “maratoneti del Papa” che oggi li ha “adottati” in segno di solidarietà e accoglienza. Ravasi ha voluto soffermarsi sul “forse, ancora per alcuni, sorprendente legame tra cultura e sport”. E se in passato erano due contesti che venivano contrapposti – “chi riusciva bene negli studi normalmente aveva un voto bassissimo di ginnastica” – “sempre più ora – ha rilevato il cardinale – si comprende, come accadeva già nel mondo classico, che sport e cultura sono profondamente intrecciati tra di loro”. “Di più – ha aggiunto – lo sono lo sport, la cultura e la società”. Questo “è talmente evidente che lo si può dimostrare, purtroppo, al contrario”. “La crisi della società – ha spiegato – la vediamo riflessa nella cultura e nello sport, in maniera folgorante: corruzione nello sport, violenza negli stadi, razzismo”. “Pensiamo alla falsificazione attraverso il doping – ha proseguito -, una vera e propria ‘fake news’ all’interno del corpo, e alle degenerazioni sessuali con problemi legati alla pedofilia nei rapporti tra allenatori e ragazzi”. “La società è riflessa nello sport stesso”, ha osservato Ravasi. Ma “abbiamo tutte le possibilità perché i valori della società si riflettano e si manifestino alti attraverso lo sport”. Per il cardinale, inoltre, “lo sport è un linguaggio universale, come l’esperanto vero, molto più dell’inglese”. Ravasi ha richiamato anche “la partecipazione di una comunità intera” che si è avuta ieri a Firenze per i funerali di Davide Astori, sottolineando come “si siano superate le divisione”, per esempio, al “passaggio applaudito dei giocatori della Juventus”. Il cardinale ha poi rilevato come lo “sport sia una rappresentazione socio-culturale”, “anche attraverso la corporeità”. “Il corpo non è un oggetto”, ha ammonito, evidenziando che “non abbiamo un corpo, siamo un corpo”. Da Ravasi anche una sottolineatura sui rapporti “ormai di amicizia” con il Cio e il Comitato paralimpico. E, ricordando che la Santa Sede è lo Stato con il territorio più piccolo del mondo ma con un’estensione su tutto il globo”, il cardinale ha affermato che i due nuovi podisti dell’Athletica Vaticana “non sono stranieri che vengono cooptati, ma sono parte di uno Stato che non ha confini”. Per questo “lo sport mette in luce un altro aspetto, quello dell’interculturalità”. Che “si è vista anche a PyeongChang, come già prima a Rio, con la partecipazione di una squadra di rifugiati, e nel dialogo aperto tra le due Coree”.

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