Papa Francesco: ai confessori, “saper ascoltare le domande, prima di offrire le risposte”

Una seconda attenzione che Papa Francesco ha indicato “nell’ascolto delle confessioni sacramentali, soprattutto dei giovani” ai partecipanti al XXIX corso sul foro interno, promosso dalla Penitenzieria apostolica a Roma, è il “saper ascoltare le domande, prima di offrire le risposte. Dare risposte, senza essersi preoccupati di ascoltare le domande dei giovani e, laddove necessario, senza aver cercato di suscitare domande autentiche, sarebbe un atteggiamento sbagliato”. Secondo il Pontefice, “il confessore è chiamato ad essere uomo dell’ascolto: ascolto umano del penitente e ascolto divino dello Spirito Santo. Ascoltando davvero il fratello nel colloquio sacramentale, noi ascoltiamo Gesù stesso, povero ed umile; ascoltando lo Spirito Santo ci poniamo in attenta obbedienza, diventiamo uditori della Parola e dunque offriamo il più grande servizio ai nostri giovani penitenti: li mettiamo in contatto con Gesù stesso”. Quando ricorrono questi due elementi, “il colloquio sacramentale può aprirsi davvero a quel cammino prudente e orante che è il discernimento vocazionale. Ogni giovane dovrebbe poter udire la voce di Dio sia nella propria coscienza, sia attraverso l’ascolto della Parola”. E in questo cammino “è importante che sia sostenuto dall’accompagnamento sapiente del confessore, che talvolta può anche diventare – su richiesta dei giovani stessi e mai autoproponendosi – padre spirituale”. Il discernimento vocazionale, ha spiegato il Santo Padre, “è anzitutto una lettura dei segni, che Dio stesso ha già posto nella vita del giovane, attraverso le sue qualità e inclinazioni personali, attraverso gli incontri fatti, e attraverso la preghiera”. Il colloquio della Confessione sacramentale diventa così “occasione privilegiata di incontro, per porsi entrambi, penitente e confessore, in ascolto della volontà di Dio, scoprendo quale possa essere il suo progetto, indipendentemente dalla forma della vocazione. Infatti, la vocazione non coincide, né può mai coincidere, con una forma! Questo porterebbe al formalismo! La vocazione è il rapporto stesso con Gesù: rapporto vitale e imprescindibile”.

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