Giovani: mons. Fabene (Santa Sede), “la società spesso li vuole ‘formattati’ in base alle sue attese. Rispettare la loro novità”

“La Chiesa è oggi invitata a mettere in discussione i modi di fare abituali, come spesso ripete Papa Francesco e, a partire dall’ascolto, a ‘discernere’ con audacia e creatività le strade su cui il Signore la chiama”. Lo ha detto mons. Fabio Fabene, sottosegretario del Sinodo dei vescovi, intervenuto questa mattina alla Pontificia Università Lateranense al Festival internazionale della creatività nel management pastorale “Quale Chiesa dai giovani?”. “In questo senso il ‘discernimento’ in questione nel prossimo Sinodo riguarda certamente e in primo luogo il progetto di vita dei giovani, ma ha inevitabilmente a che vedere anche con lo ‘stile’ della Chiesa che è chiamata a ‘ringiovanire’ il proprio volto”, ha aggiunto il presule. Un impegno necessario perché “i giovani possano riconoscere nella Chiesa un’interlocutrice credibile e autorevole, capace di presentare loro una proposta di vita e di senso non preconfezionata, ma in grado di accompagnarli sul serio nel loro sviluppo”. Dopo aver sottolineato come “i giovani sono per definizione diversi, originali, ‘nuovi’”, mons. Fabene ha affermato che “la società sembra dimenticarlo troppo spesso, non riuscendo così ad approfittare delle loro energie e risorse e ‘tagliandoli fuori’ sotto molti punti di vista”. “Questo vale, ad esempio, per il mondo del lavoro: oltre a quelli che non riescono a entrarvi, i giovani che hanno un’occupazione si confrontano spesso con le aspettative di una società che li vuole ‘formattati’ secondo le sue attese e che non riesce a far spazio alla ‘novità’ di cui sono portatori”. Secondo il presule, “è anche questa una forma di ‘cultura dello scarto’”. “Ciò può valere anche all’interno delle nostre comunità ecclesiali – ha aggiunto -. La creatività pastorale è la risposta appropriata a questo problema”. Inoltre, il presule ha riconosciuto che “nel nostro mondo l’accelerazione dei processi di mutamento socio-culturale aumenta a dismisura rispetto al passato la distanza tra ‘padri’ e ‘figli’ per quanto riguarda i modi di pensare, di agire, di concepire la vita”. Quindi, il primo passo auspicato “per colmare il divario e arrivare all’incontro con i giovani” è “rispettare questa ‘novità’ e questa ‘diversità’, prendendole sul serio senza giudicarle a priori”.

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