Formazione: mons. Saba (Sassari), “non sia riempire il sacco di qualcuno, ma forgiare le potenzialità del soggetto”

“Abbellire il progetto originale sia la prospettiva di dialogo e ascolto nella visione di una formazione che non è compresa come riempire il sacco di qualcuno, ma come fare emergere qualcosa che è inserita in un contesto, perché venga fuori e prenda forma”. Lo ha detto l’arcivescovo di Sassari, mons. Gian Franco Saba, intervenuto questa mattina al Festival internazionale della creatività nel management pastorale “Quale Chiesa dai giovani?”, alla Pontificia Università Lateranense. Nel suo intervento, dedicato alla “formazione come architrave del cambiamento”, il presule ha spiegato che non bisogna “cadere nella rigidità delle strutture, come abiti da indossare in ogni situazione, ma entrare nella prospettiva della creatività”. Quella auspicata è “un’opera di plasmazione che punti a forgiare le potenzialità che siano all’interno del soggetto stesso. Perché l’uomo possa crescere in questa prospettiva occorre che prenda in consegna se stesso e anche gli altri”. Mons. Saba ha poi indicato gli elementi che compongono “quest’architrave”: plasmare e articolare. “Una prospettiva che non vuole tanto valutare l’aspetto morale di ogni singolo punto dell’esistenza di un individuo, ma si ferma su un’educazione che guarda allo stile di vita nel complesso della sua articolazione – ha aggiunto mons. Saba -. Nel momento in cui la persona è divisa e frazionata, la struttura di questa architrave si indebolisce”. In quest’ottica si inserisce la “pedagogia della compagnia, altro elemento dell’architrave”, che vuol dire “accettare tutta la realtà”, “saper dialogare nella notte o nella luce di un passaggio storico o inserirsi nella conversazione di un percorso”. E, infine, la “pedagogia dell’accoglienza” intesa come “apertura all’inconosciuto e all’estraneo”. Ma “asse portante dell’architrave è la misericordia”.

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