Cure palliative: Chiesa è favorevole. Sedazione profonda in caso di sintomi refrattari e morte imminente

Nell’ambito delle cure palliative, ma solo in presenza di circostanze ben precise, può essere somministrata la sedazione profonda. Poiché comporta la riduzione e/o soppressione della coscienza, viene praticata solo in presenza dei cosiddetti “sintomi refrattari” ai consueti trattamenti e in fase di morte imminente, ossia quando l’aspettativa di vita del malato viene giudicata compresa tra poche ore e/o pochi giorni. Occorre chiarire che non ha nulla a che vedere con l’eutanasia e il suicidio assistito, e che i farmaci impiegati sono sostanze sedative (prevalentemente benzodiazepine ma all’occorrenza anche oppioidi) e non letali. Diversi i livelli di assistenza. Possono essere erogate a domicilio dalle strutture Ucp (Unità di cure palliative), nei Centri specialistici di cure palliative – Hospice o in ospedale dove in caso di ricovero ordinario per acuti, queste cure sono espressamente citate come prestazioni necessarie. La Chiesa è favorevole alle cure palliative, che definisce una forma privilegiata di carità cristiana nel momento ultimo della vita, nella fase più delicata, in cui la paura del distacco si aggiunge alla sofferenza, e le ritiene una risposta buona, doverosa ed eticamente corretta per offrire assistenza alla persona malata ed evitare derive, da una parte verso l’eutanasia, dall’altra verso l’accanimento terapeutico. Nella lettera inviata a nome di Papa Francesco al Congresso internazionale “Palliative care: everywhere & by everyone”, promosso dalla Pontificia Accademia per la Vita il 28 febbraio e il 1° marzo in Vaticano, il cardinale segretario di Stato Pietro Parolin afferma che le cure palliative indicano “una riscoperta della vocazione più profonda della medicina, che consiste prima di tutto nel prendersi cura: il suo compito è di curare sempre, anche se non sempre è possibile guarire”. Per quanto riguarda la terapia del dolore, la missiva la definisce “un estremo rimedio” che “richiede attento discernimento e molta prudenza”, ma ricorda che già negli anni ’50 Papa Pio XII ne aveva legittimato l’impiego.

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