Embraco: ratificato l’accordo che congela i licenziamenti fino a fine 2018

I lavoratori di Embraco-Whirlpool possono finalmente tirare un sospiro di sollievo, almeno sino alla fine dell’anno. L’accordo di ratifica delle intese per la sospensione dei 497 licenziamenti sino alla fine del 2018 è stato infatti raggiunto a Torino, nella sede dell’Unione Industriale e firmato poi in Regione Piemonte.
L’accordo doveva già essere raggiunto la scorsa settimana, ma si era incagliato sugli incentivi all’esodo volontario messi sul tavolo da parte dell’azienda. Risorse troppo distanti rispetto a quelle chieste dai sindacati. Oggi, invece, il traguardo è stato raggiunto attraverso un percorso graduale. Gli operai che lasceranno l’azienda entro aprile otterranno 60mila euro, quelli che riusciranno ad andare via entro la fine di maggio avranno 50mila euro e 35mila chi invece cambierà casacca tra giugno e agosto, 30mila euro sono pronti per quelli che andranno via da Embraco da settembre a dicembre. Tutto è stato deciso praticamente sul filo di lana: i licenziamenti sarebbero scattati dal 29 marzo prossimo. E nell’ambito dell’intesa è stata confermata anche la reindustrializzazione dell’area di Riva di Chieri, nel Torinese, dove è collocato lo stabilimento italiano della multinazionale con dirigenza brasiliana e proprietà statunitense. Il “percorso di reindustrializzazione del sito di Riva di Chieri – spiegano in una nota Uilm e Fiom – sarà oggetto di approfondimento nel corso di un incontro già convocato dal ministero dello Sviluppo economico nella mattinata di lunedì 9 aprile”. Sul tema della reindustrializzazione, spiegano ancora i sindacati, “sarà attivata una commissione paritetica, che sarà convocata successivamente all’incontro al ministero e che si riunirà periodicamente per verificare l’avanzamento del percorso di reindustrializzazione e l’attivazione di tutti gli strumenti che saranno messi a disposizione dalle istituzioni”.
Embraco nelle scorse settimane aveva confermato la volontà di licenziare 497 persone su poco più di 500 presenti nello stabilimento di Riva di Chieri (Torino), che produce compressori per frigoriferi. Alla base della scelta, la non redditività del sito produttivo. Sempre nelle scorse settimane, oltre alla mobilitazione delle Istituzioni locali e nazionali, si era mosso anche l’arcivescovo di Torino, mons. Cesare Nosiglia, che in un incontro con gli operai aveva portato la solidarietà della Chiesa diocesana.

© Riproduzione Riservata

Quotidiano

Quotidiano - Italiano

Chiesa

Informativa sulla Privacy