Agroalimentare: presentata l’edizione 2018 di Vinitaly. Il mercato si sta spostando dall’Europa

Un canale d’affari per le imprese vitivinicole in tutto il mondo. È l’intento con il quale si è presentata oggi, a Roma, l’edizione 2018 di Vinitaly, la più importante manifestazione del vino in Italia e una delle maggiori in Europa. Vino, dunque, come prodotto d’eccellenza dell’agroalimentare nazionale, oltre che portatore di una particolare cultura del produrre. Tutto contenuto nell’evento che a Verona – dal 15 al 18 aprile prossimi – , ospiterà 4.319 espositori da 33 Paesi (+25% gli espositori esteri). Previste molte nuove presenza come quelle di Etiopia, Danimarca e Santo Domingo; ma anche aziende totalmente nuove di Paesi tradizionalmente produttori come Francia, Spagna, Croazia, Georgia, Portogallo, Ungheria, Azerbaijan, Usa, America del Sud, Australia, Giappone.
La manifestazione di Verona – che nel 2017 ha totalizzato 128mila visitatori – fa capire subito quali siano i mercati in crescita ad iniziare dal sito internet che, oltre che l’italiano, prevede l’inglese e il cinese.
Proprio in occasione della presentazione dell’edizione 2018 di Vinitaly, infatti, sono stati illustrati alcuni dati importanti sul mercato del vino nel mondo. Secondo un’indagine Vinitaly/Nomisma Wine Monitor, infatti, il mercato del vino si sta spostando geograficamente. In Europa il vino è sempre più una bevanda voluttuaria, mentre si sta espandendo nel resto del mondo. “Cina e Russia, seguite dagli Stati Uniti – ha sottolineato Denis Pantini, che per Nomisma ha curato l’indagine -, sono pronti a far lievitare gli ordini (anche italiani), complice l’escalation del Pil pro-capite che nel Paese del Dragone è atteso in crescita addirittura del 10,6%”. Oltre alla cura in vigna, quindi, i produttori dovranno molto di più curare i mercati mondiali. In questo ambito l’Italia è certamente cresciuta in quanto a dimensioni produttive, ma è ancora in condizioni di inferiorità nelle aree con i mercati in crescita. Da qui l’indicazione degli organizzatori della manifestazione scaligera: “Per sopperire al nanismo delle nostre imprese e per penetrare nei mercati più lontani da noi sul piano delle affinità culturali serve un brand ombrello e una struttura qualificata in grado di accompagnare nel mondo non le singole aziende ma tutto il made in Italy enologico con modalità aggregative”, ha spiegato presidente di Veronafiere, Maurizio Danese. Mentre il direttore generale di Veronafiere, Giovanni Mantovani, ha aggiunto che i produttori devono essere “in grado di cavalcare alcune tendenze che ci favoriscono, come quella sparkling dei consumi mondiali, che è stata l’arma vincente degli ultimi anni, con una crescita nel decennio del 240% a fronte di una media mondiale sul segmento ferma a +50%”.

© Riproduzione Riservata

Quotidiano

Quotidiano - Italiano

Chiesa

Informativa sulla Privacy