Reddito di inclusione: Gori (Alleanza contro la povertà), “sottrarre queste misure allo scontro politico”

“Ciò che va evitato è la tentazione della riforma della riforma, magari soltanto per marcare una presenza e una discontinuità. Proprio perché l’attuazione del Rei è così difficile, i territori hanno bisogno di un ambiente stabile e non che arrivi qualcuno a dire che occorre cambiare tutto”. Lo dice al Sir Cristiano Gori, docente di Politica sociale all’Università di Trento e coordinatore scientifico dell’Alleanza contro la povertà, a proposito del Reddito di inclusione (Rei), provvedimento ispirato a una sua intuizione: il Reddito d’inclusione sociale (Reis). Il docente ricorda che “nel mese di aprile dovrebbero arrivare i primi dati” relativi al Rei, forniti da ministero del Lavoro e Inps. E spiega la differenza tra questa misura e il reddito di cittadinanza, proposto dal M5S. “La differenza principale è il target – sottolinea –. Il Rei, quando andrà a regime dal 1° luglio, arriverà a coprire la metà dei poveri assoluti, circa 2,5 milioni. La nostra proposta, il Reis, si propone di raggiungere tutti i poveri assoluti, il 7,9% della popolazione. Il reddito di cittadinanza, invece, si rivolge sia a chi è in condizione di povertà assoluta sia a chi è a rischio di povertà e così amplia la platea dei destinatari fino al 19% del totale”. Misure che hanno tutte uno stesso obiettivo: “Dare una risposta adeguata alla povertà assoluta”. Una la certezza di fondo su questo tipo di proposte: “Questo dovrebbe essere un campo sottratto allo scontro politico”.

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